Le signorine, la pelle normale e il p…o di Lukaku

Suvvia non facciamo le sign…ehm no, non è l’inizio ideale: stavamo per caderci anche noi. Nemmeno il termine “educande” va bene, perché si offenderebbero le collegiali di tutto il mondo, ammesso che ancora esistano. Allora mettiamola così: il puritanesimo linguistico anche no, ecco. Ci permettiamo di dirlo proprio perché, a cominciare da chi scrive, siamo sempre in prima linea contro ogni manifestazione, linguistica e non, di sessismo, maschilismo o discriminazione fra i sessi. 

Ora, Petrachi domenica scorsa, al termine della partita contro il Cagliari, era esacerbato come e quanto Fonseca, lo staff tecnico della Roma e i suoi giocatori. Qualche minuto dopo, ai microfoni, la sua voce aveva ancora le inevitabili vibrazioni adrenaliniche. Tutto nella “norma”, a parte gli eccessi verbali. Però c’è eccesso ed eccesso, se permettete.

Le “signorine” del ben noto paradigma non sono una sua espressione originale (daremmo ben altro giudizio in tal caso): in quel momento fa ricorso a una frase fatta, peraltro se vogliamo anche arcaica e desueta, che più fatta non si potrebbe. Peraltro, il tempo e gli eventi hanno reso anche insussistente l’accostamento, visto che il movimento calcistico femminile ha fatto passi da gigante, mondiali compresi e che una ballerina sopporta ritmi di allenamento che equivalgono mediamente al triplo di ciò cui si sottopongono un calciatore o una calciatrice.

Poteva trovare un’espressione migliore, più elegante e soprattutto meno anacronistica, non c’è dubbio. 
Sorprende, però, senza voler chiamare in causa minimante i rispettivi colori di appartenenza, che ci sia stata tale levata di scudi in giorni in cui si era da poco reduci dalla infelice uscita di Lotito sulla “pelle normale” (declassata subito a lapsus) e al (presunto) calembour di Ignazio La Russa sul “pisello grande” (sic) di Lukaku. Suvvia…

Paolo Marcacci


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1 COMMENTO

  1. Marcacci, lei mi fa spesso sorridere – nel senso buono del termine – e quasi sempre sono d’accordo con le sue valutazioni. Noto però che in questo caso sia decisamente “Cicero pro domo sua”. Può fare tutte le disquisizioni linguistiche del mondo, citare Lotito, La Russa e anche Nietzsche però rimane il fatto che non fa l’unica cosa che dovrebbe fare e che i suoi colleghi di Radio Radio hanno fatto: condannare le uscite di Petrachi in modo netto ed inequivocabile. Se volesse il bene della Roma dovrebbe auspicare che il giudice sportivo condanni in maniera severa Kalinic, Fonseca e il suo staff, Petrachi e Pallotta. Perché mi piace pensare che una squadra come la Roma si meriti qualcosa di meglio dello spettacolo indecente che si è visto Domenica pomeriggio. Poi ognuno fa le proprie valutazioni.
    Ps. le intemperanze da esacerbazione post-partita le posso comprendere da un camallo non da un dirigente pagato profumatamente per rappresentare la propria squadra.