“Chi vota Di Maio vota Salvini”. Zingaretti e la mancata apertura al M5S

Stando alle affermazioni di due giorni fa del leader dei Dem, una possibile apertura del suo partito al M5S non rientra tra le attuali opzioni.

Zingaretti

Non ci sta, Nicola Zingaretti. A un passo dalle elezioni europee e dopo aver sottolineato che, in caso di crisi di governo, il PD non presterà un eventuale soccorso al M5S, il segretario dei Dem ha espresso, in una recente intervista a “Repubblica”, il proprio punto di vista sulle ultime tensioni che si respirano tra le due metà del cielo giallo-verde.

Ma stanno litigando? La risposta è no. Di Maio tutti i giorni conferma che la volontà del suo movimento è governare altri 4 anni con Salvini, dice che è una vergogna allearsi con i nazisti in Europa, ed è davvero una vergogna, ma poi gli permette con i suoi voti in Parlamento di fare il ministro dell’Interno” ha sottolineato Zingaretti. I due vicepremier, per Nicola Zingaretti,”non sono avversari, sono complici. Chi vota Di Maio vota Salvini“.

Che la tesi del leader dei Dem abbia riscontro, al di là delle affermazioni dei due leader del governo giallo-verde? E’, tuttavia, un dato di fatto che tra il capo del Carroccio e il leader pentastellato si susseguono, da tempo, più attacchi a distanza che punti d’incontro sulle azioni di governo. Basti pensare alle ultime dichiarazioni di Di Maio in merito alle autonomia delle regioni per averne un’idea ancora più chiara. “Sto chiedendo un vertice da un mese, ma Salvini non vuole fare il vertice di governo: dopo il caso Siri, l’ha presa sul personale” ha detto il vicepremier del M5S, affermazioni che sembrano confermare il mal di pancia che sta fermentando da un po’ tra le fila del governo giallo-verde. E non solo per via del caso Siri.

In questo scenario, quindi, dove un’eventuale crisi di governo non sembra di nuovo così impensabile e lontana, quale posizione adotta il partito all’opposizione, il centrosinistra di Zingaretti?

Stando alle affermazioni di due giorni fa del leader dei Dem, una possibile apertura del suo partito al M5S non rientra tra le attuali opzioni e, se si “arriverà a una crisi di governo, la soluzione corretta è ridare la parola agli italiani perché il livello della crisi è talmente drammatico, che nessun governo parlamentare la potrebbe affrontare“.

Il ministro dell’Economia ha confermato che dopo le elezioni il governo o aumenterà l’Iva o taglierà il bilancio su sanità, trasporti, scuola, cultura” ha aggiunto Zingaretti, specificando che “bisogna combattere per voltare pagina“.

Combattere per voltare pagina. Una dichiarazione d’intenti che non sembra incastrarsi con l’immagine data dal PD di Zingaretti, sì in ripresa ma ancora figlio di quei retaggi di D’Alemiana memoria, portati avanti negli anni.

Sedersi in un futuro prossimo al tavolo delle trattative con i 5 stelle, tenendo conto dei risultati delle elezioni europee 2019 e nonostante i duri attacchi che si sono lanciati le due forze politiche in passato, non sarebbe poi più ‘scomodo’ del patto del Nazareno o dell’alleanza tra lo stesso Zingaretti e Silvio Berlusconi per le recenti elezioni amministrative in Sicilia.