Un calcio al Var, un rosario e un abisso

Una serata folle quella vista a Firenze, che lascerà sicuramente discutere

Centodue minuti di football, roba da pazzi. Questo è il calcio della giustizia, questo è il calcio del Var che a Firenze ha deciso il pareggio, sei gol distribuiti tra due squadre rabbiose e arrabbiate. L’arbitro ha un nome e un cognome che è la didascalia del football moderno, Rosario Abisso, c’è da pregare perché una partita possa finire e c’è un baratro tra questo sport e quello che abbiamo vissuto, tra mille errori ed omissioni, per un secolo. Ma tant’è, inutile continuare e infierire. Il pari premia la voglia e la passione della Fiorentina, l’Inter ha pensato di farcela, agevolata dall’eccessivo agonismo avversario. Senza Icardi, la sua riserva Martinez ha confermato limiti evidenti e furbate da campetto di periferia. Buona ma a strappi la prova di Nainggolan, in crescita ancora Perisic mentre Politano ha segnato un gol da raccontare al bar per poi spegnersi lentamente. La Fiorentina ha avuto nel suo capitano, Chiesa, il trascinatore.

Due volte sono stati annullati gol che sembravano regolari ma che la telecamera ha smascherato, dopo consulto di molti, troppi minuti, viziati da interventi scorretti,  di cui nessuno si era accorto, compresi i protagonisti. Dunque, alle spalle delle due in testa si ferma soltanto l’Inter che dovrà badare al caso Icardi che, secondo le parole di Marotta, non esiste, ci sarà una proposta e le parti, probabilmente, discuteranno il futuro. Per me trattasi del passato. Resta il ricordo di una serata folle e, forse, stupida che piace però a chi è sicuro che così facendo il calcio sia finalmente giusto. Ma, ripeto, stupido.

Tony Damascelli

1 COMMENTO

  1. la ritengo una persona intelligente che sa di calcio, ma nn si riesce a capire come il 90% di critici ,opinionisti,addetti ai lavori abbia potuto celebrare gioiosamente il/la var, che anticipa assieme ai media commerciali l’agonia di un calcio snaturato, che ha perso l’alea, la casualità,la contemporaneità dell’evento. un calcio spalmato in più giorni solo x interessi commerciali. risibile il fermo della gara,marionettistica la postura dell’arbitro che mima lo schermo, o il tempo spesso abnorme che si perde inficiando gli abbrivi della contesa o spegnendone la tensione o le forze che devono magari tese spasmodicamente a recuperare un risultato. poi la var sbaglia ugualmente xché in definitiva è sempre l’uomo a prendere decisioni interpretative. la partita che lei cita è ampiamente emblematica circa quell’assurdo strumento, con l’aggravante di un penalty concesso assurdamente e un recupero di parecchi minuti.