Di Pietro: “Battisti? Terrorista prima che comunista”

"Mi sento strumentalizzato dal ministro Salvini"

antonio di pietro

Intervenuto a “Lavori in corso” Antonio Di Pietro ha fornito a Stefano Molinari e Luigia Luciani il suo punto di vista sulla vicenda Battisti. L’ex magistrato ha commentato così l’arresto del terrorista, latitante per 37 anni: “Sicuramente l’arresto è stato spettacolarizzato ma proprio il ricordo di quel che ha combinato è per gli altri che sono ancora in giro a fare la bella vita alle spalle di quelli che hanno ammazzato un momento di riflessione, nel complesso anche quello che è accaduto nell’opinione pubblica a me pare che sia tutto sommato positivo“.

C’è però anche chi velatamente sostiene che il terrorista sia ormai una persona diversa dall’epoca in cui commise diversi omicidi. Non la pensa così Di Pietro: “Un ex terrorista è tale quando si pente di ciò che ha fatto, il pentimento a me non risulta ci sia stato, anzi mi sembra che Battisti abbia usato questa istituzione di primo livello al livello mondiale per far passare quei crimini come atti politici” ha detto deciso l’ex magistrato.

Certamente ha un ruolo chiave l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini nella vicenda: “La collaborazione con Bolsonaro“, ha detto Di Pietro, “è stata sicuramente importante. Quando Salvini dice di essere orgoglioso e commosso esprime anche un mio pensiero, anch’io lo sono. Per di più lo dice il Ministro dell’Interno che è a capo di quel che è accaduto quindi in questo senso non mi sento strumentalizzato“, il punto di attrito però è un altro perché per Di Pietro “è strumentalizzazione invece dire di aver preso un terrorista comunista. Ha detto bene Conte,secondo il quale (Battisti) è andato in galera per aver ucciso delle persone“.

Nella storia passata“, ha continuato l’ex magistrato, “ci sono stati terroristi non comunisti e comunisti non terroristi“. Riguardo le indagini della Procura di Milano su chi potrebbe aver aiutato Battisti nella latitanza Di Pietro ha espresso infine il suo consenso, sostenendo che “per rifarsi una vita qualcosa deve aver fatto“.