Il Doppiopesismo italico

Calcio

C’era una volta il “bar dello sport”. O meglio, c’è ancora, ma si e trasferito dal bancone su cui gustiamo quotidianamente caffè e cappuccino alle radio e tv locali e nazionali, alle aule parlamentari, addirittura nelle redazioni delle tv a pagamento (Mediaset e Sky), dove un livello di sufficiente equidistanza ed obiettività dovrebbe essere considerato un “must” nei confronti di coloro i quali, come me, pagano fior di quattrini per un abbonamento (e di questi tempi, è un sacrificio da non sottovalutare).

Si sa, in Italia la passione pallonara non ha eguali e, con 60 milioni di CT in allerta permanente, la discussione sui fatti e misfatti della domenica (ma oggi, con anticipi e posticipi, è più corretto parlare di weekend calcistico) è una fattore fisiologico con cui facciamo i conti da decenni. Lo sfottò, quello sano che è il “sale del calcio”, da sempre riempie i nostri lunedi mattina. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, qualcosa di troppo che nulla ha a che fare con lo sport ed il tifo. E’ subentrato l’odio, la caccia all’altro, al “diverso” perchè non tifa la mia stessa squadra. La violenza è diventata la “regina matrigna” negli stadi, ma anche nelle scuole, nei bar, sul lavoro, nel quartiere. E la disinformazione, da sempre alimentatrice di tensioni, ha iniziato a farla da padrona. Negare l’evidenza per avvalorare le proprie tesi, dire “mezze verità” per nascondere i propri torti ed evidenziare quelli altrui. Ma ora questa squallida abitudine ha varcato i confini del semplice tifoso ed è sbarcata in Tv e sui giornali. Stessi episodi trattati in maniera diversa a seconda della squadra che ne era coinvolta.
Giornali con titoli a 9 colonne se il torto colpisce la squadra della città in cui si opera, per saziare la “pancia” del tifoso locale. Famosi conduttori/trici che alimentano, su un identica notizia, trasmissioni con durata e “clima” diversi a seconda della squadra coinvolta. Quest’anno, come capita spesso quando vince, è capitato alla Juve. E se ne sono viste di tutti i colori. La tattica è sempre la stessa…evidenziare l’errore a favore con enfasi e martellamento continuo, con prime pagine di grande impatto ed ore di bombardamento radio-tv. Mentre se l’errore è contro, se ne parla quanto basta a non essere tacciati di scorrettezza professionale e poi si passa rapidamente ad altro, magari per “sinteticità” (Paparesta a Mediaset dopo Juve-Torino). Si elencano gli errori a favore per instaurare nell’ascoltatore/lettore la convinzione che ogni traguardo sia stato ottenuto con la frode o, nel migliore dei casi, la sudditanza arbitrale e del Palazzo. Mentre si omettono quelli contro negandoli, o peggio ancora, archiviandoli come ininfluenti perchè “tanto poi ha vinto lo stesso”.
Quindi si elenca il gol di Paloschi (ma non lil fallo di mano di Estigarribia su Pogbà), il gol di Tevez nel derby (ma non la mancata espulsione di Immobile), si urlano i rigori, veri o presunti, negati alle concorrenti ma si omettono quelli negati ai bianconeri nelle partite in cui si è vinto ma dove l’errore era stato commesso sul risultato di parità. Si fanno “classifiche virtuali” su periodici nazionali basandosi su criteri che nessuna persona di buon senso adotterebbe nello svolgimento del proprio lavoro, ma quando a Genova e Catania ci annullano 2 reti regolari improvvisamente ogni metodologia di calcolo finisce nell’oblio. Telecronache con commenti smaccatamente faziosi da parte delle “seconde voci” (ex-calciatori in pensione), “moviole” che, da una settimana all’altra, cambiano i parametri di valutazione su episodi identici, quotidiani sportivi che, è il caso di Juve-Napoli andata e ritorno, evidenziano in maniera opposta la gravità dell’errore arbitrale in base alla convenienza territoriale. E’ il doppiopesismo italico, quella strana “malattia” che ti fa dimenticare i valori che ti hanno formato come uomo e ti fanno scambiare per vergognosa inciviltà i “merda” degli under 13 con il Sassuolo e per semplice “folklore” i settimanali agguati al pulmann della Juve in trasferta…è l’Italia, bellezza.

David Simonetti