Speranza contro Buonguerrieri e Lisei ▷ “Perché fare contratti da sette dosi a cittadino?”

In Commissione Covid Alice Buonguerrieri porta gli allegati ai contratti europei e le sette dosi acquistate per ogni cittadino. Lisei: “Abbiamo buttato via milioni di dosi”. L’ex ministro: “La mia ossessione era non restare senza vaccini”.

Tre parole hanno dato una svolta all’audizione. L’ex ministro Roberto Speranza le pronuncia quando Alice Buonguerrieri gli legge un allegato ai contratti con cui la Commissione europea acquistò i vaccini anti-Covid. Nel documento gli Stati membri riconoscono che gli effetti a lungo termine e l’efficacia del vaccino “non sono noti” e che potrebbero esserci effetti avversi non ancora conosciuti. Lei gli chiede se ne fosse al corrente. Lui risponde: “Io conoscevo tutto”.

Da lì in avanti la domanda della deputata di Fratelli d’Italia cambia: “Perché avete nascosto agli italiani questi fatti quando presentavate il vaccino come efficace e sicuro?”.

Sette dosi a testa

Prima di arrivare agli allegati, Buonguerrieri parte dai numeri. Chiede con quali calcoli e quali evidenze l’Italia abbia potuto acquistare fino a sette dosi per cittadino. Speranza ripete la linea che terrà per tutta la seduta. I quantitativi furono decisi a Bruxelles, e in quei mesi la paura era quella opposta: “Noi vivevamo nel terrore di non averli, i vaccini. Non di avere troppe dosi”.

L’ex ministro rivendica di aver avviato lui l’acquisto congiunto europeo. Racconta di aver telefonato per primo all’allora ministro tedesco della Salute, Jens Spahn, per proporgli di comprare insieme e avere più forza nella trattativa con le case farmaceutiche. Quando la Commissione di Ursula von der Leyen prese in mano il dossier, aggiunge, gli Stati si impegnarono a non trattare più per conto proprio. “Le quantità le ha comprate l’Europa, non le ha comprate Speranza”.

Qui interviene il presidente della Commissione, Marco Lisei, ed è lui a dire la frase più dura su questo punto: “Abbiamo buttato via milioni di dosi”. Speranza la definisce “il senno del poi” e gli contrappone quello che chiama “il senno del durante”: “Mi devo allacciare le scarpe perché è una corsa lunga e non so come va a finire”. Lisei, avvocato di professione, non accetta il ragionamento. “Se io faccio un contratto con una casa farmaceutica non mi vincolo per quattro anni a comprare milioni di dosi”. Al massimo si sarebbe impegnato per un anno, con la possibilità di prorogare. Precisa però di non farne una colpa personale all’ex ministro.

Buonguerrieri torna sul punto e chiede se l’Italia avesse sollevato almeno un’obiezione. Speranza risponde di no: “Io non ho fatto contestazioni. In quel momento la priorità era avere il vaccino”. Per la deputata vuol dire una cosa sola: “È stato dato un mandato in bianco”.

“Il farmaco più sperimentato al mondo”

Poi si passa alla parola che da anni divide il dibattito pubblico: sperimentale. Buonguerrieri chiede se il vaccino lo fosse davvero. Speranza la ribalta: “È il farmaco credo più sperimentato al mondo”, con circa 13 miliardi di dosi somministrate. La deputata ne approfitta subito: “Quindi è stato sperimentato dopo la somministrazione?”.

Si arriva alla rolling review, la procedura con cui l’EMA esaminò i dati man mano che arrivavano invece di aspettare il dossier completo. Speranza conferma che l’iter fu più veloce: “Per accelerare chiaramente il risultato. E io dico meno male”. A un certo punto prova a rimandare la domanda ai tecnici. Buonguerrieri lo ferma: “A nove domande su dieci dice che dobbiamo chiederlo ai sottosegretari, ai tecnici, all’EMA. Non è sempre colpa degli altri”.

La difesa: “Nessun Paese si è fermato”

Dopo la lettura degli allegati Speranza prova a interrompere più volte, Lisei lo richiama: “Faccia finire la domanda, poi dirà quello che vuole”. Quando gli viene data la parola, l’ex ministro parla per quasi quattro minuti di fila, il passaggio più lungo dell’audizione.

Il suo argomento è questo. EMA, AIFA, la Food and Drug Administration e tutte le agenzie regolatorie del mondo avevano giudicato i benefici superiori ai rischi. E nessun governo aveva deciso di restare fermo: “Mi trovi un solo Paese nel mondo che non ha fatto la campagna di vaccinazione”. Il rischio zero non esisteva, ammette. Ricorda però di averlo detto in Parlamento prima dell’inizio delle somministrazioni, annunciando la sorveglianza sugli effetti avversi. Poi rovescia la domanda: “Lei pensa che era ragionevole non avviare la campagna di vaccinazione?”. E chiude rivendicando la sua posizione: “Io sono pro-vax. I vaccini hanno salvato la vita all’Europa e all’Italia”.

Buonguerrieri respinge l’idea che lui interpreti il suo pensiero. Le sue domande, dice, si basano “su documenti e su dati”, non su opinioni. Poi pronuncia quella che suona come una prima conclusione politica dell’inchiesta: agli italiani sarebbe stata data una comunicazione “convulsa, disordinata, parziale”. E aggiunge a titolo personale: “gravemente parziale”.

Uno su cinque

Il finale riguarda i numeri. Buonguerrieri cita un articolo uscito nel 2024 su La Verità. Secondo il quotidiano, davanti al Tribunale dei ministri Speranza avrebbe detto che un effetto avverso su cinque tra quelli segnalati da AIFA era grave, gravissimo o mortale. È il contrario di quanto ha appena sostenuto in aula, osserva la deputata.

Speranza non smentisce, ma spiega da dove viene il dato. Davanti ai giudici aveva consegnato una tabella di AIFA: su 100mila casi, circa 98 potenziali effetti avversi, 18 dei quali potenzialmente gravi. Cioè, appunto, uno su cinque. “Ho solo consegnato quella tabella”, dice, e si lamenta del “titolone” che ne è seguito.

A Buonguerrieri la spiegazione basta come ammissione: “La ringrazio per la conferma. È diverso rispetto a quello che ha detto fino adesso”.