Il 27 giugno 1980 il DC-9 Itavia precipitò al largo di Ustica: morirono 81 persone. A più di quarant’anni di distanza l’inchiesta della Procura di Roma resta aperta. A marzo i pm ne avevano chiesto l’archiviazione, ma il 30 settembre hanno ritirato l’istanza dopo la disponibilità della Francia a collaborare, e il gip ha restituito gli atti.
Due letture delle sentenze
“La premessa da cui lei è partita è radicalmente non vera”, replica Alessandro Gamberini alla conduttrice Rosanna Piras, che aveva richiamato le sentenze penali sull’esclusione della battaglia aerea. Per il legale dell’associazione dei parenti delle vittime, il processo ai vertici dell’Aeronautica è altra cosa dall’indagine sull’abbattimento. Da sempre la sua parte sostiene che “quell’aereo fosse stato abbattuto da un missile”. Poi il saluto e l’uscita dallo studio, con una contestazione all’impostazione della puntata: “lei ha fatto un’introduzione che fa sì che l’ascoltatore pensi che siamo di fronte al solito sfascio della giustizia”.
“Credo che l’avvocato debba rispettare le sentenze”, ribatte Ugo Biagianti, che ricorda di aver difeso il generale Bartolucci nel processo ai vertici dell’Aeronautica. Sul presunto secondo velivolo vicino al DC-9, legge dalla sentenza d’appello, “non è stato raggiunto cioè un risultato di ragionevole certezza”.
Il nodo della perizia Misiti
“Quella perizia Misiti è una perizia che vide la spaccatura del collegio peritale”, osserva Gamberini, per il quale contro l’ipotesi della bomba ci sono “molti elementi per escluderlo”.
Per Biagianti la commissione Misiti ha invece indicato un’altra strada: “L’unica ipotesi tecnicamente sostenibile è quella della bomba a bordo”. E aggiunge: “io da uomo di legge non è che ho la presunzione di dire qual è la verità”.
Sul resto i due legali convergono: l’inchiesta non va archiviata. Per Biagianti, accertare le cause del disastro “sarebbe già restituire una grande verità ai familiari delle vittime e a tutti gli italiani che negli anni hanno sentito di tutto”.










