SALVINI riconfermato e il colpo di scena su KIEV: “Stop all’invio delle armi”

Nei giorni scorsi Matteo Salvini è stato riconfermato leader della Lega. La sua guida era stata messa fortemente in discussione nei mesi scorsi, soprattutto in ragione del fatto che il suo partito aveva registrato un crollo verticale nei consensi, a tal punto da indurre molti tra dirigenti e militanti ad auspicare un rinnovamento ai vertici, a partire dalla stessa figura di Matteo Salvini. Sembrava dunque che si desse l’opportunità di un mutamento radicale nei quadri del partito e invece il Salvini è stato, forse un po’ a sorpresa, riconfermato nel suo ruolo.

Tra le sue prime dichiarazioni vi è quella, perfettamente condivisibile sia chiaro, secondo cui è d’uopo interrompere immediatamente l’invio di armi al guitto di Kiev, Zelensky. Lo abbiamo ribadito in diverse occasioni. Matteo Salvini è un leader ruspante non solo perché letteralmente lo ricordiamo a bordo della ruspa, in una delle sue tante uscite demagogiche, ma anche in ragione del fatto che si muove in maniera rustica e scomposta, senza una linea politica precisa, quasi come se stesse navigando a vista, come si suol dire.

Dalla Lega di Bossi al Papeete

Come tutti sanno o dovrebbero sapere il Salvini aveva mosso i suoi primi passi nella Lega di Umberto Bossi, quella che, lo ricorderete, voleva tagliare in due l’Italia, attribuendo la colpa di tutti i mali al Mezzogiorno. Successivamente la Lega sotto l’egida di Salvini non ha cambiato strategia, semplicemente ha abbassato la linea di confine, spostandola nel mare Mediterraneo e attribuendo agli africani la responsabilità precedentemente attribuita ai meridionali. Il Salvini si era intestato la pur condivisibile battaglia per l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea, salvo poi rimangiarsi tutto e scendere docilmente a compromessi con Bruxelles, abbandonando completamente ogni velleità di reale sovranità della nostra nazione.

Il Salvini si era in più occasioni dichiarato amico di Vladimir Putin e della Russia, salvo poi schierarsi senza riserve dalla parte del governo italiano e della sua folle scelta di supportare le irragionevoli ragioni del guitto di Kiev, il piantagrane Zelensky, attore Nato con la N maiuscola. Nel 2018 poi il Salvini aveva dato vita a quello che resta a oggi il miglior governo della storia dell’Italia degli ultimi trent’anni, voglio dire il governo gialloverde, che univa mirabilmente elementi identitari ed elementi socialisti, salvo poi far saltare quel governo, così fece il Salvini, nell’estate del 2019, tra una bibita e l’altra al Papeete, per ragioni che in fondo restano ancora tutte da chiarire e che non è da escludere a priori che rimandino direttamente a Washington.

Che questa traiettoria politica non sia stata particolarmente di successo è dimostrato, tra l’altro, dall’emorragia di consensi che la Lega ha registrato negli ultimi anni, crollando verticalmente e risultando ormai inconfutabilmente un movimento di sistema tra i tanti, totalmente liberista e integralmente dalla parte di Israele, al fianco degli USA e ormai anche di Bruxelles, il tutto con una lievissima contraddizione rispetto al sovranismo verbalmente sbandierato.

Ebbene, su queste basi la Lega di Salvini, che nominalmente sempre va perorando la causa dell’identità, si trova oggi paradossalmente a essere un partito senza identità e senza volto, ma poi anche senza leader in grado di dargli una credibile e solida traiettoria politica, a tal punto da dover nuovamente confermare lo stesso Salvini come guida del movimento.

Radioattività – Lampi del pensieri quotidiano con Diego Fusaro