Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile con il 51,74% dei voti, contro il 48,26% del senatore Flávio Bolsonaro, con oltre 4 milioni di preferenze di scarto. È il quarto mandato per il leader progressista, che compirà 81 anni domani. Il risultato ribalta quello del primo turno del 4 ottobre, quando Flávio Bolsonaro era in vantaggio di circa due punti e il voto sembrava orientato verso un cambio di guida. Dalla fine della dittatura militare, nel 1985, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio.

La contestazione di Flávio

A sfidare Lula non è stato Jair Bolsonaro, ineleggibile per la condanna a 27 anni per il tentato colpo di stato del 2022, ma suo figlio Flávio. Il candidato del Partito Liberale non accetta l’esito delle urne e ha annunciato che chiederà di annullare il voto, partita che si gioca ora davanti alla giustizia elettorale. Un primo segnale è già arrivato dal presidente della Corte Suprema, Kassio Nunes Marques, nominato da Jair Bolsonaro, che ha confermato il risultato escludendo problemi legati all’orario di voto. Lula ha parlato di riconciliazione, denunciando però l’intromissione di attori esterni.

Washington e il resto del mondo

La reazione più dura è arrivata dagli Stati Uniti. Donald Trump ha sostenuto che in Brasile “hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden“, mentre alcuni senatori americani hanno invitato l’amministrazione a riconoscere il risultato. Nelle prime ore è mancata anche la voce di Javier Milei, alleato di Trump e vicino ai Bolsonaro.

Ampio e trasversale invece il fronte delle felicitazioni. Per Emmanuel Macron “la Francia e il Brasile hanno molto da costruire insieme“, mentre Ursula von der Leyen ha parlato di vittoria della democrazia e del multilateralismo. Si sono congratulati anche Modi, Carney, la Cina e i governi di sinistra e di destra dell’America Latina. In Italia è arrivato il commento di Elly Schlein. Ora si capirà se il ricorso di Bolsonaro resterà una battaglia politica o aprirà uno scontro istituzionale, e quale sarà la posizione della Casa Bianca.