“Quello fu il giorno in cui l’Europa si consegnò agli USA”: la lezione di Jeffrey Sachs a Bruxelles

“Una guerra di aggressione non provocata”: così il segretario generale della Nato Mark Rutte ha ribadito pochi giorni fa la lettura dell’Alleanza sul conflitto in Ucraina. Una lettura che l’economista Jeffrey Sachs contesta da anni. Il 14 ottobre, a Bruxelles, lo ha fatto davanti agli eurodeputati, ospite di un incontro promosso da Fidias Panayiotou e Danilo Della Valle (M5S). Sachs, autore del saggio Europas strategischer Irrtum, uscito in Germania nel 2026, è tornato sul vertice Nato di Bucarest dell’aprile 2008, che si chiuse con l’impegno a ammettere in futuro Ucraina e Georgia, senza indicare una data.

Dalla Crimea a Bucarest

Per Sachs, il copione ha radici lontane. “La Gran Bretagna e la Russia erano alleate nel 1815 a Waterloo. Venticinque anni dopo, erano nemiche. Che cosa è successo?”, è la domanda che pone ripartendo dallo storico Gleason. La risposta: “La Russia non fece nulla”. E ancora: “Siamo nella Seconda Guerra di Crimea. Questa non è la guerra di Putin. È la nostra guerra”.

Sul presente, l’economista chiama in causa la strategia americana degli anni Novanta e il Trattato ABM: “Gli Stati Uniti si sono ritirati dal trattato nel 2002 e hanno iniziato a schierare missili Aegis in Polonia e in Romania. E i russi hanno detto: non ci piace”. Poi l’aneddoto su Kissinger: “Se non si riesce a provocare la Russia quando è debole, cosa si farà quando sarà forte?”, secondo la ricostruzione di Sachs di un dibattito televisivo del 1994.

“L’ultimo giorno della politica estera europea”

Il passaggio centrale riguarda la Merkel a Bucarest. “Questo verrà percepito in Russia come equivalente a una dichiarazione di guerra”, scrive l’ex cancelliera nel suo libro, ricorda Sachs. Poi la sentenza: “Quel secondo giorno del vertice di Bucarest è stato l’ultimo giorno della politica estera europea, per quanto mi riguarda. Avrebbe dovuto fermare tutto sul nascere”.

Da allora, accusa, il silenzio: “Se gli Stati Uniti bombardano l’Iran, uccidono i suoi leader senza provocazione. Pensate che ci sia una sola parola di protesta dall’Europa? Io non ne ho sentita nessuna”. Fino alla chiusa: “L’Europa ha rinunciato alla propria sovranità, a mio avviso, il secondo giorno del vertice NATO di Bucarest.”