È un nove, ma per la stazza perlomeno un diciotto; ha la maglia numero ventisette, quindi in ogni caso un multiplo. Multiplo di che? Si vedrà. 

Nick Woltemade non è fatto per passare inosservato, con la zazzera bionda alla Massimiliano Rosolino e il baffo alla Maurizio Merli, che aggiunge dieci anni di età a un’espressione perennemente perplessa. 

Si sbraccia spesso, per fare mostra di sé ai compagni quando la Juventus si presenta a ridosso dell’area olandese. In realtà lo notano di più gli avversari – vestiti con un grado di sobrietà inferiore a quello dei loro sostenitori – perché quando si allarga si porta spesso appresso un uomo, quindi apre lo spazio per González e gli altri. 

Gli consegnano il rigore e lui lo realizza con autorevolezza, quando la partita sembra già bella che finita e nessuno fa caso agli spifferi che Kalulu e compagnia riescono a concedere alla decima in classifica della Eredivisie. 

Quando all’inizio della ripresa quelli del N.E.C pressano contro la Juve è un po’ anche contro loro stessi, il Sigfrido di Spalletti scompare un po’ dal fuoco (si fa per dire) della partita. La cosa più apprezzabile la fa spalle alla porta, quando innesca l’azione del gol di Kolo Muani. 

Mettiamo nel conto, alla fine, anche un paio di controlli di palla piuttosto avventurosi, che potrebbero ricordare quelli del Geometra Calboni nella leggendaria partitella tra impiegati del primo “Fantozzi”. A onor del vero, però, Calboni quella volta fece gol su azione. 

Paolo Marcacci