La lunga intervista rilasciata da Antonio Giraudo a La Stampa lo scorso 3 settembre non è passata inosservata: a quasi due settimane di distanza, Luciano Moggi ha risposto in diretta alle dichiarazioni dell’ex amministratore delegato della Juventus, tornando sulle vicende di Calciopoli e sui rapporti interni alla società bianconera di quegli anni.
Giraudo aveva rivendicato il proprio ruolo centrale nella gestione del club e riservato parole particolarmente severe all’ex direttore generale, sostenendo che si fosse “rovinato da solo nella comunicazione vanitosa“. Una ricostruzione che Moggi non ha gradito.
Calciopoli, la replica di Moggi a Giraudo
“Antonio ha detto alcune cose che poteva risparmiarsi“, ha esordito Moggi, contestando soprattutto la lettura del comportamento tenuto dopo l’esplosione di Calciopoli.
L’ex dirigente ha quindi rivendicato la battaglia condotta negli anni sulle intercettazioni e la scelta di continuare a difendere il proprio operato: “Ma se non c’ero io, la Juventus chi la difendeva? Se si ha la ragione dalla propria parte, bisogna combattere. Ho fatto quello che un buon dirigente doveva fare: andare a scoprire quello che altri avevano sotterrato“.
Moggi ha poi ripercorso la propria versione delle vicende giudiziarie e sportive, sostenendo di aver agito non soltanto per tutelare se stesso, ma anche la Juventus e gli altri protagonisti di quella stagione.
«Io sono suo amico, lui non lo so»
“Io con Giraudo sono sempre stato amico e continuerò a esserlo. Non mi è piaciuto quello che ha detto, questo è evidente. Io personalmente sono amico di Giraudo; lui non lo so“.
Secondo l’ex dg, la battaglia portata avanti dopo Calciopoli avrebbe tutelato anche lo stesso Giraudo: “Ho difeso me stesso e gli altri, compreso Giraudo. Se era il capo, come ha detto, probabilmente era anche il più responsabile di tutti. Quindi ho difeso anche lui“.
Nel corso dell’intervento è arrivato anche il passaggio più delicato. Moggi ha ipotizzato che dietro l’improvvisa presa di posizione possa esserci uno scopo, senza però indicare persone o motivazioni precise: «Questa cosa potrebbe avere un mandante, nel senso che dovrebbe esserci uno scopo. Quale sia non lo so e non voglio cercare cose che non conosco».
Il processo di Milano e il passaggio sull’Inter
Moggi ha infine richiamato il processo celebrato a Milano, contrapponendone le risultanze alla vicenda giudiziaria e sportiva che travolse la Juventus. Secondo la sua ricostruzione, da quella pronuncia sarebbe emerso che Giacinto Facchetti faceva “lobbying con gli arbitri“, mentre l’allora procuratore federale Stefano Palazzi avrebbe indicato l’Inter come “la società che rischiava più di tutti” per il comportamento del proprio presidente. Da qui la conclusione dell’ex dg: “Della Juventus non se ne parla, perché la Juventus non ha mai fatto reati“.
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