NAPOLI-ARSENAL – Il primo tempo del “Maradona” mostra le due anime calcistiche di Napoli e Arsenal.
Gli uomini di Arteta esercitano un controllo la cui qualità è paragonabile a una di quelle carni prelibate cotte a bassa temperatura, i partenopei ribattono con De Bruyne che gestisce le fasi di transizione e consente ai suoi di visitare a più riprese la metà campo dei londinesi.
Il pullman davanti alla porta napoletana c’è sul serio, ci sono più sagome in area che statuine a San Gregorio Armeno, però ogni tanto Max dà alla ciurma il permesso di scendere per far capolino fuori dai vicoli del catenaccio.
L’inizio della ripresa vede Saka e compagni occupare la metà campo del Napoli come quei parenti che dicono di essere passati per un salutino e poi non schiodano nemmeno all’ora di cena. Forse perché vogliono papparsi tutto.
L’ultima mezz’ora Allegri se la gioca con la freschezza di Vergara e Favasuli: scugnizzi freschi per oltrepassare le colonne d’Ercole del blocco basso.
Allo scoccare dell’ora di gioco, attenti alle facce in panchina: Allegri ha quella della consapevolezza del tipo di sofferenza che resta da attraversare; Arteta invece esibisce l’espressione di chi si chiede cosa non sta riuscendo ai suoi, in fase realizzativa.
Con i cambi che opera prima del 70′, il tecnico dell’Arsenal esibisce l’abbondanza di chi fa la spesa con i ticket restaurant della Premier League: fuori Eze e Merino, tocca a Tzolis e Bruno Guimarães.
Minuto 75: fraseggio spietato dell’Arsenal in mezzo ai vicoli d’una resistenza passiva, qualità enorme a pelo d’erba e conclusione di Odegaard su invito di Tzolis; traiettoria leggermente arcuata scoccata di collo sinistro che rende vani i tre quarti di gara trascorsi dal Napoli a blindare le zolle.
Il Napoli ci torna anche dalle parti di Raya, ma se De Bruyne ti presenta il babà e tu non lo addenti…
Finisce così, la prima degli azzurri in Europa: con un esame di inglese per il quale la classe ha studiato solo a memoria, senza preparare un discorso alternativo.










