Non solo “escursionisti”: l’altro sfondone RAI di cui nessuno parla | Claudia Carpinella

Un servizio del Tg2 dedicato agli scontri in Cisgiordania ha riacceso il dibattito sul linguaggio con cui i telegiornali italiani raccontano il conflitto israelo-palestinese. Nel racconto di un’incursione di coloni armati contro alcune case palestinesi, il termine scelto per descrivere gli assalitori — “escursionisti” — ha suscitato indignazione diffusa, mentre un secondo servizio, andato in onda sempre sulla rete Rai, ha attirato ulteriori critiche per l’uso della parola “arabi” al posto di “palestinesi”.

A tornare sulla vicenda, ai microfoni di Giorgio Bianchi a Un Giorno Speciale, è Claudia Carpinella, giornalista di InsideOver: “Purtroppo ce ne siamo occupati perché vorremmo non dover mettere mano a queste notizie, eppure ci sono. Tutti noi abbiamo visto il servizio di Giovan Battista Brunori in cui definiva i coloni degli escursionisti, come se stessero sul Monte Terminillo a fare una gita, e invece erano armati e stavano facendo l’ennesima irruzione nel villaggio, armati, malmenando chiunque trovassero davanti a sé, anche un bambino, tentando di irrompere nelle case dei palestinesi. Eppure abbiamo sentito chiamarli, definirli escursionisti.”

Bianchi rincara con ironia: “Ovviamente questo era un messaggio in codice, lui voleva dire escursionisti, era un messaggio in codice quello lì.” Carpinella sposta però l’attenzione su un secondo servizio, meno commentato ma altrettanto problematico: “Forse pochi hanno visto il secondo servizio di Brunori, andato in onda al Tg2. E anche lì c’è del materiale di cui discutere. Brunori diceva che gli arabi, ve lo cito testualmente, hanno attaccato un gruppo di israeliani. Tanti errori tutti in una frase, perché al di là della narrazione che è sbagliata — basta leggere i vari giornali esteri, come li leggo io, come li leggi tu, li leggerà anche Brunori, essendo un grande professionista esperto di Medio Oriente — non sono stati i palestinesi ad attaccare i coloni. Ma l’errore più grave è anche chiamarli in maniera subdola arabi, perché non sono arabi, sono palestinesi“.

Bianchi coglie l’occasione per allargare il ragionamento sulla genesi di quella confusione terminologica: “Questa è una confusione che parte da Smotrich, loro la caldeggiano tanto. Gli arabi non esistono, l’arabo è una lingua. È come dire gli anglosassoni, come confondere gli irlandesi con gli americani perché parlano la stessa lingua. L’arabo è una lingua, non è un popolo. Poi ci sono i singoli popoli che parlano l’arabo, che sono tutti diversi tra di loro, tanto che neanche si capiscono.” Carpinella conferma: “Infatti nessun palestinese ti dirà sono arabo, ti dirà sono un palestinese.” E Bianchi aggiunge: “Ma neanche nessun egiziano ti dirà che è un arabo, come nessun libanese ti dirà che è un arabo. Sono un libanese, sono un egiziano, come un irlandese non dice sono un inglese perché parlo l’inglese, sono un irlandese insomma.”

È qui che Carpinella individua la posta in gioco politica dietro la scelta lessicale: “La scelta politica è ben precisa, di Smotrich, di Yossi Dagan, un altro leader dei coloni, di Itamar Ben Gvir, tutti questi personaggi che conosciamo: li chiamano arabi perché tentano di togliere ai palestinesi la specificità della loro nazione, di negare l’esistenza di un popolo palestinese. Ecco perché li chiamano arabi. Ed è per questo che un professionista come Brunori dovrebbe fare maggiore attenzione con questa terminologia. Perché escursionisti è una parola che abbiamo sentito tutti e ci siamo indignati, giustamente. E invece il messaggio che passa tra chiamare i palestinesi arabi è molto più sottile ed è molto più subdolo, c’è un mondo dietro quel termine.”

Il ragionamento si allarga infine anche alla scelta di altri termini usati per descrivere i coloni: “Dovremmo chiamare le persone con il loro nome, anche nel caso dei coloni, perché coloni è il termine giusto per indicare quei razziatori, se non si ha il coraggio di definirli terroristi — perché io li chiamerei terroristi, in altro senso sono coloni. Di certo non sono escursionisti: non fanno delle escursioni, delle gite, non si fanno delle gite armati di fucili fino ai denti, non si fanno escursioni malmenando bambini e appiccando il fuoco alle case. C’è tutta una grande responsabilità qui di chi fa informazione e definisce quelle razzie escursioni.” Bianchi chiude riportando un altro esempio dello stesso fenomeno: “Ci sono personaggi come Mentana che hanno difficoltà anche a usare la parola coloni. Non so se ti ricordi quel siparietto in cui diceva settlers, settlers, usando il termine inglese per dire coloni, perché coloni sa di colonizzatori. E questa cosa potrebbe svegliare qualche coscienza e far capire quello che sta avvenendo lì.”