I dati Istat di maggio 2026, recentissimi, confermano una crescita occupazionale moderata ma consolidata, con un aumento del 3,8% dal dicembre 2021. Ma è tutto rose e fiori? No. Tale incremento riflette principalmente l’aumento delle posizioni lavorative anziché un effettivo incremento delle ore lavorate pro capite. Il sistema economico è fragile, caratterizzato da una produttività stagnante, ferma allo 0,2% nell’ultimo decennio, contro una crescita dell’1,2% che sarebbe la media dell’Unione Europea.
Il dato che non vi dicono: gli italiani hanno perso il potere di mangiare
Particolarmente critica è la posizione salariale: dal 2019 le retribuzioni dei lavoratori hanno perso l’8% del potere d’acquisto. Questa è la situazione vera: abbiamo perso la possibilità di mangiare, questa è la verità. E nonostante ciò il reddito e la spesa delle famiglie sono cresciuti, sostenuti dall’aumento dei lavoratori per nucleo familiare e da interventi di riduzione fiscale. Una situazione molto complessa perché il modello italiano si basa su un equilibrio precario fatto di salari bassi e di spesa pubblica assistenziale. Una follia.
Nonostante tale debolezza strutturale, l’Italia registra una crescita del PIL pro capite reale nell’ultimo decennio superiore ad altre blasonate economie europee come la Francia e la Germania. Ma questo dato non deve indurci a facili entusiasmi: l’economia non è affatto florida, è stagnante. Volta alla mera conservazione del presente.
Quello che i giornali non vedono
Anche oggi riceverò in consulenza un’azienda — ormai ricevo anche studi professionali — e ho una panoramica di consulenza strategica abbastanza ampia in vari settori. Quello che vi dico è una lettura filtrata dei giornali, perché i giornali non conoscono le aziende, i giornalisti non le vedono. Io le vedo, perché arrivano tramite il sito valeriomalvezzi.it. Quando faccio consulenza strategica alle aziende vi dico che quelle che fanno diversamente vanno in controtendenza, ma le altre sono in grossa difficoltà.
Il Paese sembra ritirarsi su se stesso con un modello di produzione a basso costo, rinunciando a una vera prospettiva sul futuro. In definitiva, si tratta di una tenuta basata sull’immobilità, sulla conservazione dello status quo, su incognite di lungo periodo molto problematiche — almeno finché resteremo in questa gabbia di matti chiamata Unione Europea.
Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi










