ROMA, INTERVISTA A ROSELLA SENSI – Sette anni dopo, la Roma è tornata dove il suo popolo sente di appartenere: in Champions League. La vittoria contro il Verona, arrivata al termine di una stagione intensa, ha fatto esplodere la gioia dell’ambiente giallorosso. Un traguardo atteso a lungo, inseguito tra delusioni e ripartenze, che restituisce alla Roma il palcoscenico europeo più prestigioso e rilancia le ambizioni di un’intera piazza.
Ne abbiamo parlato con Rosella Sensi, ex presidente e volto simbolo della storia recente romanista, che ha raccontato le sue sensazioni davanti al ritorno della Roma nell’élite del calcio europeo. Dalle emozioni personali al legame viscerale con i tifosi, fino alla capacità della squadra di ricompattarsi nei momenti decisivi della stagione: il ritorno in Champions rappresenta molto più di un semplice obiettivo sportivo, ma il segnale di una ritrovata identità.
Nel corso dell’intervista si è parlato anche dell’impatto di Gian Piero Gasperini sul mondo romanista. Un arrivo accolto inizialmente con scetticismo da parte di una fetta della tifoseria, soprattutto per il suo passato e per alcune vecchie dichiarazioni che avevano lasciato dubbi nell’ambiente giallorosso. Eppure, risultati, atteggiamento e mentalità hanno rapidamente cambiato il clima attorno al tecnico, capace di entrare in sintonia con la piazza attraverso il lavoro e una proposta di gioco riconoscibile. Rosella Sensi ha analizzato proprio questo percorso, soffermandosi sul rapporto tra allenatore, squadra e popolo romanista in una stagione che ha riacceso entusiasmo e grandi aspettative.
Roma, dal ritorno in Champions al lavoro di Gasperini: l’intervista completa a Rosella Sensi
Ci racconta la sua emozione per il ritorno della Roma in Champions League dopo sette anni?
“Come si fa a non essere contenti? La Roma ha chiuso al terzo posto nonostante ci fosse molto scetticismo attorno alla squadra, forse non da parte dei romanisti, ma sicuramente all’esterno sì. E invece ce l’abbiamo fatta. Voglio fare i complimenti alla squadra, alla società e soprattutto a mister Gasperini che, secondo me, oltre a essere un grande allenatore è diventato anche un grandissimo romanista“.
Si aspettava che la Roma tornasse in Champions? A un certo punto sembrava quasi impossibile…
“Io ci speravo e, in fondo, me lo aspettavo. Certi risultati arrivano soprattutto quando c’è un gruppo unito, un grande allenatore e una società presente. I presupposti c’erano tutti, poi ovviamente le partite vanno giocate e vinte sul campo“.
Qual è stata l’ultima partita di Champions della Roma che ha visto?
“Purtroppo non ero allo stadio il giorno della straordinaria rimonta contro il Barcellona, quando la Roma vinse 3-0. Però non vedo l’ora di tornare a vivere quelle notti: è davvero troppo tempo che la Roma manca dalla Champions League“.
Ha rivisto nella gestione della famiglia Friedkin il tentativo di ricreare uno spirito romanista attorno alla squadra?
“Sicuramente con l’arrivo della famiglia Friedkin c’è stato un cambio di rotta, ed è evidente a tutti. Credo abbiano lavorato molto per ricreare entusiasmo e senso di appartenenza attorno alla Roma, e per questo faccio loro i complimenti“.
Lei ha conosciuto tanti grandi allenatori. Che giudizio dà di Gasperini dal punto di vista comunicativo?
“All’inizio c’era molto scetticismo sul possibile rapporto tra Gasperini e l’ambiente romano, anche per il suo passato. Invece credo sia riuscito ad adattarsi molto rapidamente. Mi ha colpito la naturalezza con cui è entrato nello spirito romanista, riuscendo a creare subito sintonia non solo con la squadra, ma anche con tutta la città“
La prossima stagione sarà quella del centenario: secondo lei la Roma può puntare allo scudetto?
“Quest’anno ricorrono anche i 25 anni dallo scudetto del 2001, quindi è inevitabile che certi ricordi tornino vivi. Bisogna avere fiducia nella società, vedere come si svilupperà la squadra e, soprattutto, restare sempre vicini alla Roma. L’entusiasmo e l’unione possono fare la differenza“.
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