Per oltre diciassette secoli l’arte occidentale ha avuto come centro simbolico la Natività, la maternità e il rapporto tra madre e figlio. Dalle prime rappresentazioni cristiane nelle catacombe fino ai grandi maestri come Giotto e Bernini, il fulcro dell’immaginario europeo è stato la celebrazione della vita.
Secondo questa riflessione, oggi assistiamo invece a un cambiamento radicale: il centro dell’estetica contemporanea non sarebbe più la nascita, ma la guerra. Cinema, videogiochi e cultura visiva avrebbero progressivamente sostituito l’immagine della maternità con quella della distruzione e dell’omicidio militare.
I casi American Sniper e Call of Duty
Uno degli esempi più emblematici viene individuato nel film di Clint Eastwood. In una delle scene più controverse, un cecchino dei Navy SEAL prende di mira un bambino a cui la madre avrebbe affidato una granata da lanciare contro soldati americani. La sequenza termina con l’uccisione sia del bambino sia della madre. La scena viene interpretata come un ribaltamento simbolico dell’iconografia cristiana: al centro non c’è più la madre che protegge il figlio, ma la loro eliminazione all’interno della logica militare.
La stessa trasformazione viene individuata anche nel mondo videoludico. In Call of Duty: Modern Warfare il giocatore entra in una stanza dove una donna sta mettendo un bambino nella culla. Il sistema consente di colpire la donna senza penalizzazioni, mentre punisce immediatamente l’uccisione del bambino facendo ripartire la missione.
Secondo questa lettura, i videogiochi contemporanei non si limitano a rappresentare la guerra, ma contribuiscono a costruire nuove gerarchie morali e nuove forme di percezione della violenza.
Il confine tra finzione e realtà
Il dibattito si collega anche a episodi reali emersi durante le guerre contemporanee. Alcune inchieste pubblicate da The Guardian, The Intercept e The New York Times hanno raccontato accuse rivolte a membri delle forze speciali statunitensi in Afghanistan, descrivendo pratiche violente e dinamiche interne ai reparti militari trasformate quasi in competizioni.
Il punto centrale della riflessione riguarda quindi il rapporto sempre più stretto tra immaginario bellico, intrattenimento e realtà, in un contesto in cui cinema, videogiochi e comunicazione contribuiscono a ridefinire il modo in cui la guerra viene percepita dalla società contemporanea.
Nel video l’intervista di Giorgio Bianchi a David Colantoni, poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo.










