Il 13 maggio 2026, per la prima volta in quasi un secolo e mezzo di storia, la Società Italiana degli Autori ed Editori è stata ricevuta al Palazzo del Quirinale. Alla cerimonia per il 145° anniversario della SIAE, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a prendere la parola in rappresentanza della Sezione Cinema è stato il regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Le sue parole hanno fatto il giro d’Italia – e non nel senso sperato.
L’arte come gesto d’amore – e come rendita
C’è un principio che grandi artisti come il compianto Ezio Bosso incarnavano con coerenza: l’arte non appartiene a chi la crea, è un gesto d’amore che si dona nel momento stesso in cui nasce. L’artista guadagna perché continua a creare, a esibirsi, a produrre – non perché incassa rendite su ciò che ha già fatto.
Quella visione si scontra però con un sistema in cui il diritto d’autore dura per tutta la vita dell’autore e per 70 anni dopo la sua morte, trasformando l’arte in un’eredità economica trasmissibile. Un modello che ha progressivamente allontanato molti artisti dalla realtà comune, costruendo attorno a loro una casta protetta e autoreferenziale.
Il diritto a sbagliare (a spese di tutti)
Nel suo discorso, Sorrentino ha richiamato le parole di Mattarella sul dubbio e sull’ascolto, ha parlato del cinema come ‘prototipo imperfetto’ e ha difeso esplicitamente il diritto a sbagliare come condizione necessaria alla creazione — sottolineando che la SIAE tutela anche quello.
Il problema è la sproporzione. Per qualsiasi lavoratore, sbagliare ha conseguenze: multe, sanzioni, cartelle. Per l’artista tutelato dalla SIAE esiste invece una rete che garantisce entrate a prescindere dalla qualità o dalla responsabilità di ciò che si produce. Un sistema in cui basta poco per incassare milioni, spesso con denaro pubblico. Lo stesso Sorrentino avrebbe beneficiato, secondo stime circolate, di circa 30 milioni di euro in finanziamenti pubblici.
Dopo aver difeso il sistema che lo protegge, Sorrentino ha chiuso rivolgendosi direttamente al Presidente: “Se il mondo fosse abitato solo da lei e dagli artisti, Presidente, vivremmo gioiosi e pacifici, ma purtroppo ci sono anche gli altri”. La sala ha applaudito. Mattarella ha sorriso.
Eppure quegli ‘altri‘ – la cui esistenza viene definita ‘purtroppo’ – sono i contribuenti che finanziano con le proprie tasse i fondi e le tutele di cui quella stessa casta beneficia. Sono quelli che, se sbagliano, pagano. Sono, in ultima analisi, coloro che il Presidente è chiamato a rappresentare – e che in quella sala non avevano voce.
Il silenzio di Mattarella
Proprio la reazione del Capo dello Stato ha alimentato ulteriori polemiche. Il video, pubblicato direttamente sul sito del Quirinale con tanto di logo presidenziale, mostra Mattarella che sorride senza replicare. Una comunicazione ufficiale in cui il rappresentante di tutti gli italiani assiste in silenzio mentre una categoria privilegiata liquida il resto del Paese con un “purtroppo”. Ci si sarebbe aspettata, almeno, una parola in difesa di quegli altri.
La giornata del 13 maggio resterà negli archivi della SIAE come un momento storico. Le parole di Sorrentino sono già nel dibattito pubblico – ma stavolta il dibattito riguarda soprattutto chi, in quella sala dorata, non era stato invitato.










