Il Parlamento rumeno ha approvato oggi la mozione di sfiducia contro il governo europeista guidato dal premier Ilie Bolojan. La mozione, presentata dal Partito Social Democratico e dall’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR) di George Simion – il partito di George Simion, che ha sostenuto Georgescu nel contesto delle elezioni annullate nel 2024 – ha ottenuto 281 voti, superando la soglia dei 233 necessari per far cadere l’esecutivo.
Il governo Bolojan, formato nel giugno 2025 dopo l’elezione del presidente Nicușor Dan, è durato circa dieci mesi. Era nato come coalizione che includeva PNL, PSD e altri partiti minori, con l’intento di gestire la situazione economica del Paese, caratterizzata dal deficit pubblico più alto dell’Unione Europea. La crisi è esplosa nelle scorse settimane quando il PSD ha ritirato i suoi ministri e il sostegno al premier, contestando le tipiche misure europee di austerità adottate dall’esecutivo: tagli alla spesa pubblica, aumenti fiscali e riduzione del personale statale. Il PSD ha ritenuto queste scelte troppo pesanti sul piano sociale e insufficientemente discusse con gli alleati.
La mozione di sfiducia è stata sostenuta anche dall’AUR, il partito che aveva appoggiato Călin Georgescu, il candidato che a fine 2024 aveva vinto il primo turno delle elezioni. Accusato di ingerenze filorusse (mai provate), è stato poi escluso dalla possibilità di candidarsi nuovamente dall’Ufficio Elettorale Centrale e dalla Corte costituzionale. Una sorte toccata anche ad altri candidati, giustificata con accuse simili.
Con la caduta dell’esecutivo, il presidente Nicușor Dan dovrà avviare consultazioni con i partiti per formare un nuovo governo. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi: un esecutivo tecnico, una nuova coalizione tra forze parlamentari o, in caso di impasse, elezioni anticipate.










