Cosa cela davvero la torta shock di Ben Gvir: i simboli del ministro israeliano che fanno riflettere

Per il suo 50esimo compleanno, il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben-Gvir ha ricevuto una torta dai simboli tutt’altro che innocenti: pistole, una mappa di Israele estesa su Gaza e Cisgiordania, e un cappio – riferimento esplicito alla reintroduzione della pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo. Il dolce, mostrato sul profilo Instagram del partito di estrema destra Otzmá Yehudit, ha immediatamente scatenato le critiche dell’opposizione.

Giorgio Bianchi ha intervistato in diretta Elena Testi (giornalista) sulla questione.

Il cappio e la pena di morte: cosa celebra davvero Ben Gvir

Il cappio celebra l’approvazione, avvenuta meno di un mese fa, della pena di morte in Israele. Una legge che prevede la pena capitale per chiunque provochi la morte di un individuo con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Una misura definita da più parti “di apartheid”, perché nella pratica si applica esclusivamente al terrorismo di matrice palestinese, escludendo quello ebraico — che pure esiste, come dimostrano le sempre più documentate violenze dei coloni nei territori occupati.

Le pistole, invece, richiamano un’altra battaglia simbolo di Ben-Gvir: la liberalizzazione delle licenze d’arma, estesa anche a categorie che prima ne erano escluse. Una scelta che, secondo i critici, sta di fatto armando gli estremisti presenti in West Bank e a Gerusalemme Est.

Chi è davvero Itam Ben Gvir

Ben Gvir non è una figura marginale. Più volte arrestato dalla polizia israeliana per incitamento all’odio e problemi di ordine pubblico, e riformato dall’esercito in quanto considerato un estremista, è oggi il ministro che gestisce la sicurezza interna dello Stato. Un paradosso che dice molto sull’attuale governo israeliano.

A rendere possibile questa ascesa è stato Benjamin Netanyahu, premier più longevo della storia israeliana. È stato lui, con il cosiddetto Patto di Cesarea del 2022, a unire le forze di Ben Gvir e di Bezalel Smotrich – arrestato nel 2005 dallo Shin Bet con l’accusa di terrorismo – trasformandoli nella terza forza politica del paese.

Sullo sfondo, una società sempre più compatta attorno alla logica dell’accerchiamento – la cosiddetta sindrome di Masada – che rende difficile qualsiasi autocritica interna. Oltre l’ottanta per cento della popolazione sostiene la guerra con l’Iran, e il dibattito pubblico fatica a distinguere la critica al governo dall’antisemitismo, tema oggi al centro anche del dibattito legislativo italiano.

Eppure quella distinzione è essenziale. Criticare un governo – anche quello israeliano, che si definisce l’unica democrazia occidentale del Medio Oriente – non è antisemitismo. È, semmai, un diritto democratico fondamentale. E una torta con un cappio sopra, festeggiata e pubblicata con orgoglio, è esattamente il tipo di segnale che non si può ignorare.