“Guerra in Iran? Cara Europa: la strada c’è ed è tracciata da Cina e Russia!” | Demostenes Floros

La guerra in corso tra Usa-Israele e Iran (con l’annesso braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz) sta causando una gravissima crisi energetica globale, con il prezzo degli idrocarburi schizzato alle stelle. Una crisi che riguarda in primis l’Italia e ora sono in molti a chiedersi in che modo sarà possibile ovviare a un’emergenza di queste proporzioni.

Proprio a tal proposito, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha recentemente ribadito la necessità di sospendere il divieto di acquisto sui 20 miliardi di metri cubi di gas russo che ancora arrivano in Europa, che scatterà il 1 gennaio 2027.

Un annuncio inaspettato quello di Descalzi, almeno fino a qualche settimana fa. Ne è convinto Demostenes Floros, responsabile di Energia CER (Centro Europa Ricerche), che ha analizzato la questione a ‘Un Giorno Speciale‘.

Descalzi ha ricalibrato le sue dichiarazioni post 28 febbraio 2026. Cioè quelle successive all’inizio del conflitto in Medio Oriente. Ora nelle parole dell’ad di Eni c’è un’apertura nei confronti della federazione russa. Mentre a inizio gennaio dopo gli eventi in Venezuela lo stesso Descalzi ed altri amministratori delegati di alcune delle principali compagnie petrolifere del mondo si esprimevano favorevolmente rispetto alle indicazioni desiderate dallo stesso Trump. In questo caso, vedo un cambiamento di linea molto interessante che sostengo”.

Petrolio – Radioradio.it

Floros, infine, aggiunge: “Il punto è molto semplice. Le conseguenze del conflitto Russia-Nato-Ucraina e anche quelle che stiamo vedendo in virtù dell’attacco israelo-statunitense contro l’Iran ricadranno in gran parte sull’Unione Europea e sulle principali economie dell’UE, a patire dall’Italia. L’Unione Europea dipende energeticamente per il 60% dei consumi totali che aumenta al 75% per quanto riguarda l’Italia. Mentre gli Stati Uniti hanno una dipendenza energetica che si è azzerata grazie alla fratturazione idraulica e al fracking. Questo non significa che gli Usa non avranno delle conseguenze sulla propria economia a partire dal prezzo alla pompa di benzina che sta aumentando. Ma non c’è dubbio sul fatto che tra le due sponde dell’Atlantico noi stiamo sicuramente pagando il prezzo maggiore.

Sulla Cina: “Si è mossa con largo anticipo, sin dall’inizio del 2025 ha ipotizzato una situazione del genere. Ha stoccato milioni di barili al giorno. Ha iniziato a stoccare 1,2 milioni di barili di greggio dal gennaio del 2025 e questi stoccaggi sono aumentati nell’ultimo periodo. Attualmente ci sono 166 milioni di barili di greggio iraniano fuori dai porti cinesi per poter essere lavorati e raffinati. La Cina ha ipotizzato una situazione del genere e il proprio gruppo dirigente ha dato una serie di risposte di un paese che non è petrolio-dipendente perché il petrolio pesa per il 20% dei consumi di energia primaria della Cina che ancora oggi va per il 56-58% a carbone.

Proprio il carbone, insieme alle energie rinnovabili, è il pilastro del sistema energetico cinese, ha sottolineato Floros.

Grazie a questi stoccaggi, può tranquillamente fare a meno di barili provenienti dal Medio Oriente per almeno 100 giorni circa. Il 75% del petrolio che esce da Hormuz prende la direzione dell’Asia ma la Cina non verrà colpita come invece sono colpite in questo momento Corea del Sud e Giappone che non hanno implementato politiche di questo tipo. La Cina, dunque, rafforza la propria posizione nello scacchiere internazionale e sarà sempre davanti a tutti anche nella ripresa economica”.

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