ITALIA FUORI DAI MONDIALI: LE PAROLE DI GRAVINAL’Italia tocca il punto più basso della sua storia recente: la Nazionale non parteciperà al prossimo Mondiale, fallendo la qualificazione per la terza edizione consecutiva. Un dato che assume contorni ancora più drammatici se si considera che gli azzurri, quattro volte campioni del mondo, diventano l’unica selezione vincitrice di almeno un titolo mondiale a mancare tre partecipazioni di fila.

Eppure, l’avvio della sfida contro la Bosnia lasciava intravedere un epilogo diverso. In un clima rovente, in uno stadio compatto e carico di entusiasmo, l’Italia era riuscita a sbloccare il risultato grazie a una prodezza dalla distanza di Moise Kean.

Poi, l’episodio che cambia tutto. L’espulsione di Alessandro Bastoni per fallo da ultimo uomo spezza l’equilibrio e indirizza la partita su binari completamente diversi. Da quel momento, la Bosnia prende il controllo, mentre l’Italia arretra, costretta a difendersi.

Nonostante l’inferiorità numerica, gli azzurri riescono anche a costruire le occasioni per chiudere il match, soprattutto con Kean e Pio Esposito, ma manca la lucidità decisiva. E così, al 79′, arriva la beffa: Tabakovic firma il pareggio che trascina la gara ai tempi supplementari.

La lotteria dei rigori condanna definitivamente l’Italia. Risultano fatali gli errori di Pio Esposito e Bryan Cristante, che spalancano alla Bosnia le porte del Mondiale e sanciscono l’ennesima, amarissima esclusione azzurra.

Italia fuori dai Mondiali: le parole di Gravina in conferenza stampa

Nel post-partita, il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, si presenta in conferenza stampa insieme al commissario tecnico Gennaro Gattuso e a Gianluigi Buffon. Parole che non placano le polemiche:

Voglio fare i complimenti ai ragazzi e a Gattuso. È un grande allenatore e gli ho chiesto di rimanere alla guida di questo gruppo. Per quanto riguarda le mie dimissioni, rimetterò la decisione al Consiglio Federale della prossima settimana“.

Dichiarazioni che lasciano spazio a interrogativi pesanti. Nessun passo indietro immediato, nessuna assunzione diretta di responsabilità in un momento che lo richiederebbe con urgenza.

E allora cosa resta? Macerie sportive, smarrimento collettivo e un senso di vuoto difficile da colmare. Più che una sconfitta, quella dell’Italia è una resa del sistema. Un fallimento che non può più essere considerato episodico, ma strutturale. E che impone, ora più che mai, una riflessione profonda sul futuro del calcio italiano.