A noi il pareggio di bilancio, alle banche l’ennesimo regalo lobbistico che non farà notizia

In una mossa definita tra le più aggressive dopo il 2008, quando, ricorderete, ci fu la cosiddetta crisi finanziaria, i regolatori statunitensi hanno proposto una riduzione dei requisiti di capitale per le banche, invertendo la rotta rispetto alle restrizioni passate. Come sapete, i requisiti di capitale per le banche significa che le banche devono avere a patrimonio un livello minimo di patrimonio netto per poter attivare dall’altro lato del bilancio, cioè dal lato dell’attivo, dei prestiti.

Infatti il patrimonio sta dal lato del passivo, e cioè dal lato della raccolta, mentre i prestiti stanno dalla parte degli impieghi. E noi, quelli della mia generazione, per circa 30 anni ci siamo sentiti raccontare del bisogno di aumentare continuamente il patrimonio delle banche perché c’erano stati dei fallimenti. Cioè le banche creano, di fatto, il denaro con un meccanismo di moltiplicazione dei depositi, per cui prestano del denaro che tecnicamente, virtualmente, non hanno. Ma questo dai tempi, diciamo, del tardo medioevo. E il piano prevede un taglio del 4,8% per giganti del credito come JP Morgan e Goldman Sachs, mentre le banche più piccole beneficeranno di una riduzione fino al 7,8%.

Un vero e proprio regalo a Wall Street

L’operazione libererà circa 117 miliardi di dollari, destinati a stimolare prestiti, sostenere buyback azionari e sottrarre quote di mercato al cosiddetto “credito privato”. Insomma, è un regalo fatto alle banche, diciamo in modo chiaro che cosa vuol dire. La proposta assegna una vittoria storica per le lobby di Wall Street che solo un anno fa temevano un aumento del requisito del 19% a causa delle regole fissate dall’Accordo di Basilea III. Infatti, a partire dal 1974, se non ricordo male, sono più di 50 anni che c’è un meccanismo regolatorio per cui a un certo punto si è cercato di mettere un freno alla moltiplicazione dei depositi delle banche, chiedendo che le banche avessero dei requisiti patrimoniali più rigorosi. E secondo me era un fatto di buon senso. E nonostante il parere favorevole di molti esponenti, la Fed appare spaccata ritenendo questa riforma non necessaria e imprudente.

Ebbene, io mi occupo di consulenza strategica aziendale. Farò un webinar il 14 maggio, lo trovate sul mio sito valeriomalvezzi.it, e parlerò di come le piccole e medie imprese italiane possono fare pianificazione strategica in contesti di cambiamento di scenario economico e anche finanziario.

Malvezzi Quotidiani, L’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi