Come il piccolo Domenico, ma più in ombra.
Elisabetta “Lisa” Federico perse la vita il 3 novembre 2020 all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dopo un trapianto di midollo osseo che i genitori definiscono un errore fatale. Ma il caso riscuote decisamente meno risonanza rispetto a quelli che abbiamo conosciuto nella cronaca recente.

Il calvario di Lisa
Nata in Ucraina e adottata nel 2009 da Margherita Eichberg e Maurizio Federico (virologo dell’ISS), Lisa soffriva di citopenia refrattaria, un impoverimento midollare benigno non urgente. Dopo 52 giorni di ricovero con antibiotici, le fu praticato un trapianto con 350 ml di globuli rossi incompatibili: sette volte la dose standard. Seguirono svenimenti, polmonite, due arresti cardiaci e un’agonia di 13 ore, culminata nel fallimento multiorgano.
L’inchiesta penale
Indagati per omicidio colposo i medici Pietro Merli e Rita Maria Pinto (dell’équipe di Franco Locatelli, archiviato). Il GUP li ha assolti a luglio 2025, basandosi su una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) che ha scagionato l’ospedale. Nessuna condanna penale, nonostante le cartelle cliniche denunciate come negligenti dai familiari.
Margherita e Maurizio hanno denunciato i periti CTU, Benedetto Bruno e Gianluca Marella, per falsa perizia: iscritti nel registro degli indagati a settembre 2025, con indagini concluse dalla Procura di Roma. Nel libro “Le tre vite di Lisa” (2024) accusano una “malasanità di eccellenza” e meccanismi di protezione per i medici, sostenendo che Lisa non necessitasse di trapianto immediato.
E sul perché il caso non sia salito alla ribalta della cronaca, il sospetto è sulla struttura: “Non bisogna permettere che si generalizzi sull’ospedale, ma il caso del piccolo Domenico è nell’ambito di una struttura pubblica su suolo pubblico. Nel caso di Lisa, siamo in una struttura privata extraterritoriale”.
Nel video l’intervista di Francesco Vergovich e Giorgio Bianchi a ‘Un Giorno Speciale’.










