Il governo guidato da Friedrich Merz in Germania intende superare il limite giornaliero delle 8 ore lavorative per contrastare la stagnazione economica tedesca. L’obiettivo sarebbe quello di sostituire il rigido tetto quotidiano con un limite massimo settimanale, garantendo così una maggiore flessibilità alle imprese e permettendo ai dipendenti di gestire l’orario in base alle esigenze aziendali e personali. Questa riforma in Germania permetterebbe di concentrare quindi l’orario su giornate più lunghe, fino a 12 ore, adattando i turni ai picchi produttivi. La misura nasce in risposta alla crisi della produttività tedesca e all’alto numero di certificati di malattia riscontrati nel Paese.
Merz sostiene che per rilanciare l’economia della Germania sia necessario lavorare di più e meglio, superando la cultura prevalente che è la cultura del tempo libero. Quindi sta cambiando completamente tutto. La riforma mira a rispondere anche alla carenza di manodopera qualificata che affligge l’industria tedesca. Per via anche dei numerosi sussidi sociali che scoraggiano la ricerca di un lavoro stabile e continuativo.
La proposta naturalmente ha sollevato forti critiche
I sindacati temono infatti un incremento dei livelli di stress e gravi ripercussioni sulla conciliazione tra vita privata e lavoro. Il dibattito mette in luce il paradosso di un sistema che cerca nell’elasticità oraria la chiave per tornare ad essere competitivi. E qui ci sono delle assurdità.
La prima assurdità è quello di cercare nell’elasticità oraria la chiave per tornare a essere competitivi senza cambiare il modello europeo che, come tutti sapete, vi spiego ormai da tanti anni, è un modello che serve a distruggere la domanda interna e non a crearla. Il secondo paradosso è che viviamo in un’epoca in cui gli imprenditori in Italia, ai quali io faccio consulenza tutti i giorni di strategia, mi dicono che non si trovano più i lavoratori. Cioè, siamo in un mondo nel quale i giovani soprattutto non vogliono più lavorare. Questa è la verità. Non c’è ricerca di lavoro e soprattutto nell’industria manifatturiera nessun italiano vuole più lavorare. Questa è la realtà, per cui non è soltanto un problema tedesco.
Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi










