In un discorso pronunciato ieri, 9 gennaio, davanti al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Leone XIV ha lanciato un allarme sulla crescente erosione della libertà di espressione, particolarmente nel mondo occidentale. Le sue parole, pronunciate in un contesto di tensioni globali, hanno suscitato ampio dibattito per la loro franchezza e attualità. Il Pontefice ha dichiarato: “È doloroso vedere come, soprattutto in Occidente, lo spazio per una genuina libertà di espressione si stia rapidamente restringendo. Allo stesso tempo, si sta sviluppando un nuovo linguaggio in stile orwelliano che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere coloro che non si conformano alle ideologie che lo alimentano“.
Queste affermazioni puntano il dito contro fenomeni contemporanei come la polarizzazione ideologica, la censura sui social media e l’uso di un linguaggio “politicamente corretto” che, secondo il Papa, rischia di soffocare il dissenso. Segnalazioni di episodi di censura in tal senso sono arrivate negli ultimi anni soprattutto nei confronti del Regno Unito di Starmer, accusato più volte – anche da personalità influenti come Elon Musk – di reprimere la libertà di opinione in nome della sicurezza.
“Purtroppo – continua il Papa – ciò porta ad altre conseguenze che finiscono per limitare i diritti umani fondamentali, a cominciare dalla libertà di coscienza. A questo proposito, l’obiezione di coscienza consente agli individui di rifiutare obblighi legali o professionali che sono in conflitto con principi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella loro vita personale. Può trattarsi del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del rifiuto da parte di medici e operatori sanitari di praticare aborti o eutanasia”.
Il discorso si inserisce nella tradizione vaticana di interventi su temi etici e sociali, richiamando encicliche precedenti come quelle di Giovanni Paolo II sulla dignità umana.










