Effetti avversi, “Dove sono i risarcimenti?” ▷ Rico (La Verità): “Medici smettevano di segnalare”

Così si uccide questo vaccino” è la frase che ultimamente tutti abbiamo sentito almeno una volta in questi giorni.
Sarebbe, come sappiamo, una dichiarazione di un personaggio non poco rilevante nella questione dei vaccini Covid, il che rende questa frase di grande importanza, dato il periodo recente dell’inchiesta di Bergamo.
Il mittente, secondo quanto ha riportato Fuori dal Coro nei giorni scorsi, sarebbe Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Questa sarebbe stata quindi la risposta data da Magrini alla preoccupata segnalazione riferitagli sui dati degli effetti avversi. “Eccesso di mortalità cardiovascolare per il vaccino Astrazeneca” si recita nelle conversazioni scovate da Giordano.

Ma spostando la lente d’ingrandimento, si va allora a parlare nello specifico di quei famosi effetti avversi, ma soprattutto dei risarcimenti promessi. “I danni da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue ed emoderivati possono determinare un risarcimento del danno ex art. 2043 cc.“, così è scritto sul sito del Ministero della Salute.
Il problema, come racconta Francesco Borgonovo, vicedirettore de La Verità, è che “c’è gente che questi soldi non li ha mai visti.
Ci sono persone che continuano a cercare ascolto ma non lo trovano.
Ragazzi che si muovono avanti indietro per strutture in cerca di qualcuno che li ascolti, in cerca di qualcuno che abbia il coraggio di mettere nero su bianco il fatto che sia stato il vaccino a fare quelle cose.
Non so neanche bene come funzioni ad oggi il fondo che avevano detto che avrebbero creato per i danneggiati: anche su quello mi pare che dal governo grandi notizie non arrivino
“.

Interviene in diretta il giornalista Alessandro Rico

Non risultano grandi novità sui risarcimenti per i danni da vaccino.
Tra l’altro, credo che ci sia stata soltanto una o due sentenze in Italia che hanno riconosciuto dei risarcimenti alle vittime della vaccinazione. Peraltro neanche così cospicui.

In Italia c’è stata una farmacovigilanza passiva, cioè basata soltanto sulle segnalazioni del medico che segue il vaccinato con disturbi, e non su, diciamo, l’agenzia regolatoria che indaga, contatta, cerca di capire se ci sono effetti avversi.
Lì molti medici, quando hanno cominciato a vedere che uno stesso effetto avverso si ripeteva più volte sui pazienti, ad un certo punto smettevano di segnalare. O non segnalavano per niente, all’inizio, perché non sapevano come si facesse.
O perché erano timorosi che segnalare significasse essere bollati come ‘No Vax’.
Oppure dopo aver segnalato più di qualche volta, smettevano di segnalare.
Quindi questo in cosa si traduce? In una sottostima degli effetti avversi di vario tipo
“.

Su queste cose bisognava indagare, nell’interesse della reputazione del farmaco stesso e della sicurezza, ovviamente, delle persone, che tu in teoria come agenzia di salute pubblica dovresti farlo.
Se tu fai una campagna vaccinale così a tappeto e lo scopo è quello di proteggere la popolazione devi indagare“.

Allora conclude Borgonovo: “Ovviamente così però, se avessi indagato, avresti ridotto anche di molto gli incassi di tutte queste case farmaceutiche. Del resto, insomma, siamo partiti dalla frase di Magrini: ‘non si può può uccidere il vaccino’.
Allora uno deduce che la domanda che bisogna farsi è: uccidere il vaccino o uccidere le persone?
“.