Mannocchi e lo svarione in TV sulla guerra ▷ Fusaro: “È demofobia. La vignetta? Forte ma è satira”

Non si placa il dibattito dopo la scorsa puntata di Piazzapulita, nella quale è stata invitata al dibattito l’inviata di guerra Francesca Mannocchi. Ma a far diluviare critiche sui social non sono le sue parole sull’opinione pubblica che, “quando non è lucida“, deve prescindere dall'”intervento dei decisori“. No, l’indignazione è tutta per una vignetta comparsa sul Fatto Quotidiano che recita: “Il cranio impoverito“, con su una caricatura della giornalista che ripete i medesimi concetti.
La bufera prende il la dalle parole del premier Giorgia Meloni, la quale avrebbe dichiarato che “L’opinione pubblica non ci interessa, Kiev va sostenuta“. Solo l’ultimo dei tanti concetti interventisti atti all’invio di armi, incluse quelle all’uranio impoverito: un affare che porta con sé una devastante pandemia tumorale che colpisce sia civili che militari.

I toni mainstream però sono acquiescenti, quando non tesi a sminuire. Tranne se si tratta di opinione pubblica, e quella italiana sull’invio di armi è molto “tiepida” sulla causa ucraina, per usare un eufemismo.
Poco importa per il premier, così come per Francesca Mannocchi, alla quale ha risposto il direttore del Fatto Quotidiano: “Il decisore non può semplicemente ignorare che il 60% degli italiani oggi abbia una posizione tiepida, diciamo così, rispetto alla guerra. La maggior parte di quelli che si occupano di queste cose sanno perfettamente che le decisioni di Biden sulla guerra dipendono dalla campagna elettorale degli USA. Allora l’altra domanda è questa: ma è giusto che le decisioni dell’Europa e dell’Italia possano dipendere dalla campagna elettorale degli Stati Uniti?

Pronta anche la replica a ‘Lavori in Corso’ di Diego Fusaro: “E’ difficilmente confutabile quello che ha detto Padellaro, in un paese democratico il fatto che i rappresentanti siano stati eletti dal dèmos, non comporta che possano non curarsi di lui una volta eletti e non rispondere della volontà nazionale popolare. L’uscita – francamente goffa – della giornalista della Stampa mi ricorda la battuta di Bertolt Brecht, quando dice “bisogna sciogliere il popolo e nominarne un altro”. Io“, continua, “ho coniato una formula per indicare il disprezzo generale che chi governa ha per il popolo: demofobia. Riguarda la destra e la sinistra, con la differenza che la sinistra una volta aveva le parti del popolo (ricorderete la canzone “avanti popolo, alla riscossa”).
Non v’è traccia né di bandiera rossa né del popolo adesso, considerato un ostacolo per l’agenda neoliberale e bastonato con uscite come quella infelice della giornalista de La Stamp
a”.

E sulla vignetta che ha fatto sentenziare in molti (“non è satira, è un’offesa“, dice Mentana) Fusaro parla apertamente: “E’ forte ma la satira in un paese libero deve esistere.
Capisco la sua esternazione, Mentana protegge i giornalisti che la pensano come lui. Non è così protettivo quando arrivano critiche spietate ai giornalisti che non la pensano come lui, ma fa parte della politica. Anche perché poi l’idea che i giornalisti siano super partes è una grande narrazione. Legittimamente è una sua posizione e noi siamo legittimamente critici verso l’imperialismo di Washington; rivendichiamo il diritto di esserlo. Se poi non sarà più consentito dirlo perché, con la stessa verve per cui siamo “la più grande democrazia del mondo” e intanto in Ucraina impediscono alle opposizioni di esistere, mettono fuori legge il partito comunista, perseguitano la Chiesa ortodossa; se anche in Occidente inizieremo a chiudere i giornali che hanno altre linee interpretative, non me ne stupirei. Abbiamo già capito che, in nome delle emergenze le libertà fondamentali vengono limitate e bastonate
“.