Alle elezioni in Brasile, Lula ha vinto il ballottaggio del 25 ottobre con il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, conquistando il quarto mandato dopo essere arrivato secondo al primo turno.
La vittoria rappresenta una rimonta inedita: al primo turno del 4 ottobre Bolsonaro aveva preceduto Lula di circa 2,2 milioni di voti. È la prima volta dal ritorno delle elezioni dirette che il candidato arrivato secondo al primo turno riesce a vincere il ballottaggio. Il tasso di astensione è sceso dal 21% circa del primo turno al 19% del secondo, un elemento che gli alleati di Lula hanno indicato come decisivo per il recupero.
Flávio Bolsonaro non ha riconosciuto il risultato proclamato dal Tribunale Superiore Elettorale e ha annunciato che chiederà l’annullamento delle elezioni. Ha contestato infatti la decisione dell’ultimo minuto del giudice della Corte Suprema Cristiano Zanin di prorogare la votazione di due ore, dopo segnalazioni di problemi nei trasporti pubblici in alcune zone. La proroga era comunque stata richiesta da entrambe le campagne, anche a causa di problemi nei trasporti pubblici e di piogge intense in alcune zone.
Il caso Meta
“In realtà tutte e due le campagne elettorali – spiega Giorgio Bianchi in diretta ai nostri microfoni – avevano chiesto una proroga dell’orario, perché entrambi avevano manifestato problemi da parte degli elettori per poter votare. Gli elettori di Lula lamentavano problemi con il trasporto pubblico, gli elettori di Bolsonaro lamentavano per via delle piogge torrenziali. Alla fine la proroga è stata accordata. A quel punto esulta Lula e comunque si rammarica Bolsonaro dicendo che in quel modo è stato favorito il suo elettorato. Lula lamentava il fatto che in molte zone vi fossero stati rallentamenti, se non addirittura sospensioni del trasporto pubblico, il che avrebbe impedito ai suoi elettori di recarsi alle urne. Diciamo che questi aspetti sono sicuramente relativi. Il vero aspetto importante è stato il ruolo di Meta“.
Meta, dice il fotoreporter, “è stata al centro di uno scandalo del quale si è parlato molto nei giorni scorsi, perché stando a dei messaggi interni all’azienda e alle dichiarazioni di molti dipendenti, il candidato Bolsonaro è stato nettamente favorito dall’azienda Meta, appunto da Facebook, che avrebbe oscurato la figura di Lula a vantaggio invece della figura di Bolsonaro. Meta ha ammesso chiaramente il fatto, vale a dire che c’è stata una sovraesposizione di Bolsonaro e una quasi oscurità, una quasi shadow ban di Lula, ma per via di guasti tecnici. Cioè Meta dice che non c’entra nulla la volontarietà, che Meta non ha favorito in nessun caso l’altro candidato, ma si è trattato semplicemente di inconvenienti tecnici. Come diceva Andreotti, a pensar male si commette peccato, ma difficilmente ci si sbaglia. Io non penso affatto che siano stati inconvenienti tecnici”.
L’analisi integrale a Un Giorno Speciale | 26 ottobre 2026










