Nuovo affondo nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, dove Giuseppe Conte è tornato a essere ascoltato sulla gestione della pandemia. Al centro del confronto, ancora una volta, la controversa transazione da oltre 100 milioni di euro siglata dal governo il 31 ottobre 2025 con JC Electronics Italia, la società di Dario Bianchi, per la fornitura di mascherine nel 2020. Un accordo raggiunto prima della sentenza d’appello, dopo che il Tribunale di Roma aveva condannato in primo grado Palazzo Chigi e il ministero della Salute a oltre 203 milioni di euro.
Nel suo intervento in commissione, Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha voluto mettere agli atti una precisazione: secondo la deputata, il documento che Conte ha presentato come una novità, tanto da annunciare un esposto alla Procura di Roma, sarebbe in realtà già stato “sottoposto al vaglio della magistratura con esito opposto” rispetto alla ricostruzione dell’ex premier. Buonguerrieri ha ricordato che l’Avvocatura dello Stato aveva proposto una querela di falso sulla certificazione delle mascherine, respinta dal tribunale, e ha citato anche una recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Venezia (n. 480/2026) a sostegno della conformità della documentazione.
Conte ha replicato negando di aver messo in discussione la certificazione Inail come falsa: ha sottolineato di aver segnalato, sulla base del documento ricevuto in forma anonima, una presunta “difformità tra le mascherine importate e quanto dichiarato nei lotti”. L’ex premier ha inoltre chiesto chiarimenti sulla rapidità con cui sarebbero stati liquidati 100 milioni di euro all’azienda, senza attendere l’esito del giudizio d’appello, sollevando la questione a Palazzo Chigi e al Ministero della Salute










