Ustica, 81 morti e un’inchiesta al capolinea: il generale Tricarico rompe il silenzio

Il 27 giugno 1980 il DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitò al largo di Ustica, provocando la morte di 81 persone, tra cui 11 bambini. A 46 anni dalla strage, l’inchiesta riaperta nel 2008 dopo le dichiarazioni dell’allora presidente Francesco Cossiga sul presunto coinvolgimento francese rischia ora di chiudersi con un’archiviazione. Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha però annunciato che si opporrà alla richiesta della Procura di Roma: l’udienza in cui il giudice deciderà è stata fissata per il 30 settembre, mentre la costituzione di parte civile resta bloccata finché il procedimento è nella fase delle indagini preliminari.

La sentenza che smentì la pista del missile

Nel 2007 la Cassazione confermò la sentenza d’appello che liquidò come fantapolitica l’ipotesi della battaglia aerea sostenuta dal giudice istruttore Rosario Priore, mentre il Collegio peritale Misiti — undici esperti internazionali, all’unanimità — attribuì la causa a un ordigno esploso nella toilette posteriore del velivolo. Due verdetti che convergono su un solo punto: non fu un incidente.

Ne abbiamo parlato con il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, nel 1980 giovane tenente colonnello in servizio.

«Un’ipotesi nata per rimediare a un’inchiesta senza uscita»

“Priore inventò, senza virgolette, inventò puramente la tesi della quasi collisione: un velivolo da caccia militare, passando vicino a un velivolo delle dimensioni del DC-9, lo aveva fatto precipitare”, ha raccontato Tricarico in diretta, ricordando come quella tesi finì poi bollata dalla stessa Cassazione come materiale da romanzo di spionaggio.

Sulla richiesta di archiviazione, il generale non usa mezzi termini: “Mi pare molto preoccupante per il Paese, per la giustizia italiana. Speriamo che il GIP voglia riaprire l’indagine e seguire quelle due piste”.

A cura di Rosanna Piras