Non è la partita, ma chi la racconta a tenere banco. Da giorni Lele Adani è il vero protagonista mediatico dei Mondiali 2026, più delle giocate di Messi o dei gol di Lautaro Martínez. Il suo stile in cabina di commento per la Rai — enfatico, viscerale, apertamente emotivo — ha spaccato in due il pubblico televisivo, trasformando ogni telecronaca in un caso a sé.
Il punto di rottura è arrivato con la semifinale tra Inghilterra e Argentina, chiusa dalla rimonta dell’Albiceleste firmata da Enzo Fernández e da un colpo di testa vincente di Lautaro Martínez su assist di Messi. Sull’azione del pareggio, Adani si è lasciato andare a un crescendo di urla e paragoni ad effetto, evocando persino lo spirito di Diego Armando Maradona mentre la voce gli si spezzava per l’emozione. Ospite subito dopo di Notti Mondiali, ha provato a spiegare quel trasporto: ha raccontato di lasciarsi commuovere fino a non ricordare più cosa dice, definendo quelle uscite lacrime regalate dal calcio.
La spiegazione non ha spento la polemica, semmai l’ha alimentata. Sui social si sono moltiplicati i commenti al vetriolo: c’è chi lo ha paragonato a un venditore ambulante, chi ha notato ironicamente che il telecronista argentino era rimasto più composto di lui, chi ha chiesto apertamente una petizione per tenerlo lontano dal microfono nella finale di domenica. Il nodo, per molti, non è tanto il tono quanto la parzialità: da settimane Adani viene accusato di tifare più che raccontare, con un trasporto per l’Argentina giudicato incompatibile con il ruolo di commentatore tecnico su un servizio pubblico.
Le critiche non arrivano solo dagli utenti anonimi. Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, era intervenuto già dopo i quarti di finale contro la Svizzera, sostenendo sui social che i Mondiali si godrebbero meglio senza le urla di Adani a sovrastare l’evento. Un giudizio condiviso da larga parte del dibattito online, ma non da tutti in casa Rai: il giornalista Alessandro Antinelli ha ribattuto che poche migliaia di like non rappresentano il sentimento reale del pubblico, ricordando che ad Adani, di fatto, “piace” a molti.
Il precedente della semifinale contro la Svizzera aveva già acceso gli animi, al punto che il collega di postazione Alberto Rimedio si era pubblicamente scusato “con i vicini” per il volume raggiunto durante la telecronaca. Da lì in poi, ogni uscita di Adani è stata sezionata in diretta sui social, tra chi difende la sua cifra stilistica come un unicum nel panorama del giornalismo sportivo italiano e chi la considera ormai fuori controllo.
Il countdown ora è verso la finalissima di domenica 19 luglio, che assegnerà la Coppa del Mondo tra Argentina e Spagna. Dopo l’addio di Stefano Bizzotto, che ha chiuso la sua avventura mondiale con Francia-Spagna, la Rai ha scelto proprio la coppia Rimedio-Adani per raccontare l’ultimo atto del torneo. Una decisione che, visti i precedenti, promette di tenere acceso il dibattito ben oltre il fischio finale.










