Accuse “prive di fondamento” ma ben pagate per essere messe a tacere.
Sono passati quasi dieci anni dalle prime cause intentate contro il colosso farmaceutico americano, e ora arriva la svolta: Johnson & Johnson ha accettato di pagare 5,5 miliardi di dollari per chiudere circa 76mila azioni legali legate al suo borotalco, accusato da migliaia di persone di aver causato tumori alle ovaie. L’accordo copre le richieste riunite presso un tribunale federale del New Jersey insieme ai casi correlati pendenti davanti ai tribunali statali, coprendo di fatto quasi tutte le cause rimaste aperte sul fronte talco.
Perché l’intesa diventi definitiva, però, serve il via libera del 95% di chi ha presentato richiesta di risarcimento: una soglia altissima, che lascia il finale ancora aperto. E non è detto che la cifra resti quella annunciata. Chris Seeger, l’avvocato che rappresenta circa 2.500 clienti e che ha contribuito a negoziare l’intesa, ha dichiarato che l’esborso finale di Johnson & Johnson potrebbe superare i 7 miliardi di dollari, perché l’accordo fissa valori per ogni singola richiesta ammissibile ma non pone un tetto massimo alla spesa complessiva.
Dall’altra parte, l’azienda continua a respingere ogni responsabilità. Il vicepresidente per il contenzioso, Erik Haas, ha parlato di accuse “prive di fondamento scientifico”, sostenendo che l’accordo permette all’azienda di lasciarsi alle spalle la vicenda e restare concentrata sullo sviluppo di farmaci. Una linea difensiva che stona, però, con le scelte commerciali degli ultimi anni: il borotalco per bambini a base di talco è sparito dagli scaffali di Stati Uniti e Canada già nel 2020, e dal 2023 J&J lo ha ritirato definitivamente in tutto il mondo, sostituendolo con una versione a base di amido di mais.
Non è la prima volta che l’azienda sceglie la via dell’accordo extragiudiziale pur negando le accuse: in passato aveva già chiuso la maggior parte delle cause legate alla presenza di amianto nel talco, ritenuto responsabile di numerosi casi di mesotelioma — tra questi il caso Mae Moore, la donna morta nel 2021 a 88 anni, la cui famiglia ottenne un risarcimento di 966 milioni di dollari.
E il fronte giudiziario non si chiude qui: resta aperta una causa nel Regno Unito, avviata nel 2025 da uno studio legale che rappresenta circa 3mila querelanti, che chiede un risarcimento stimato in oltre un miliardo di sterline per casi di cancro ovarico e mesotelioma legati allo stesso prodotto. “Abbiamo ottenuto un accordo equo e i nostri clienti ne saranno soddisfatti”, ha commentato Seeger.











