Non fatevi abbindolare! Sulla mazzata PNRR cominciano a gettare fumo negli occhi

Qualche giorno fa vi avevo detto che il PNRR è stato sostanzialmente un fallimento per il nostro Paese, e vi avevo anche spiegato le ragioni economiche: la mancanza di vantaggio finanziario rispetto all’indebitamento tradizionale, e il fatto che abbiamo usato questi soldi — per i quali ci siamo indebitati per una generazione — per fare sostanzialmente cose gradite all’Unione Europea.

La Banca d’Italia traccia un bilancio positivo del PNRR

Il giudizio della Banca d’Italia è molto diverso dal mio. L’istituto traccia un bilancio completamente positivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, riconoscendo un ruolo cruciale nel sostegno agli investimenti e al prodotto interno lordo nel quinquennio 2021-2025.

Nonostante una crescita del PIL contenuta allo 0,5% nel 2025 — il che già basterebbe per dire che non sono serviti a un fico secco — Banca d’Italia afferma che gli interventi hanno contribuito per circa il 30% all’accumulazione degli investimenti totali. A livello macroeconomico, le spese effettuate finora avrebbero sostenuto la domanda e aumentato il livello del prodotto di quasi un punto percentuale all’anno, in media, nel quinquennio.

Banca d’Italia evidenzia inoltre miglioramenti significativi nella gestione della spesa pubblica e nell’efficienza degli appalti: i bandi del Piano hanno registrato una probabilità di aggiudicazione vicina al 90% e tempi di espletamento ridotti. Il Piano avrebbe agito, secondo l’istituto, come un laboratorio amministrativo, introducendo procedure orientate agli obiettivi e monitoraggi stringenti.

Quegli investimenti si potevano fare con altre risorse, e pagando meno

Sì, ma quegli investimenti li avremmo potuti fare con altre risorse — e anche pagando meno. Questo, però, Banca d’Italia non lo dice. Raccontarci che avere più burocrazia faccia bene al Paese è un’altra cosa su cui non concordo.

Il governatore Panetta invita comunque alla cautela, affermando che è ancora presto per stabilire se tali effetti abbiano generato ricadute durature sulla produttività una volta esaurite le cosiddette risorse europee.

Non sono risorse europee: sono soldi nostri che dobbiamo restituire

Su questo punto occorre essere precisi, per due ragioni. Primo: non sono risorse europee, sono risorse nostre. Basta con questa definizione: sono soldi prestati dal sistema finanziario che noi dobbiamo rimborsare all’Unione Europea, la quale ha fatto il debito. Secondo: i risultati saranno duraturi, sì, ma soltanto in termini di oneri finanziari che il nostro Paese dovrà pagare per un’intera generazione.

Basta mistificazioni. Diciamo le cose come stanno.

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