Harvard fischia l’IA: Ronny Chieng scatena la rivolta degli studenti

Nelle ultime settimane le cerimonie di laurea delle università americane si sono trasformate in un campo di battaglia culturale. Ovunque si siano presentati relatori favorevoli all’intelligenza artificiale – tra cui l’ex CEO di Google Eric Schmidt, intervenuto all’Università dell’Arizona – sono stati accolti da fischi e contestazioni.

A riportarlo è anche Repubblica, in un articolo firmato da Pier Luigi Pisa: i laureati, scrive il giornale, sono preoccupati per il futuro del lavoro e per il rischio che le macchine li sostituiscano.

“Vaff****lo, IA”: il comico che ha conquistato Harvard

Il momento simbolicamente più potente è arrivato ad Harvard. Sul palco è salito Ronny Chieng, attore e comico malese-americano, corrispondente del Daily Show su Comedy Central — un personaggio di peso, non un nome qualunque. Dopo una serie di interventi accademici già contestati dal pubblico, Chieng ha aperto il suo discorso con tre parole: «Vaff****lo, IA!». Tre volte, scandite. La platea ha risposto con un’ovazione.

La diagnosi: l’IA rende i mediocri ancora più mediocri

Ma il discorso non era solo provocazione. «La missione della vostra generazione», ha detto Chieng ai laureati, «è distruggere l’intelligenza artificiale». Poi ha smontato pezzo per pezzo la retorica dell’efficienza tecnologica: «L’IA ora può leggere la mia email, riassumerla e redigere una risposta? Sì. Sapete chi altro può farlo? Io. Voi no. Quanto siete inutili, quindi». Il punto non era l’insulto, era la diagnosi: chi usa l’IA per supplire a competenze che non ha non acquisisce nulla – peggiora. «L’IA renderà le persone mediocri ancora più mediocri».

Il percorso è il punto

Il nucleo del ragionamento riguarda il processo creativo. Chieng ha ricordato che nella scrittura comica — ma il principio vale per qualsiasi mestiere — la parte essenziale non è il prodotto finito, ma il percorso per arrivarci: «La parte migliore è mettere insieme i pezzi del puzzle di una battuta. Il percorso non è solo il modo in cui acquisiamo competenze: il percorso è il punto». Delegare quel percorso a una macchina significa privarsi dell’unica cosa che forma davvero una persona.

La vera battaglia: sostanza contro apparenza

La chiusura del discorso ha spostato il registro: «La battaglia futura non sarà tra esseri umani e IA. Sarà tra persone di sostanza e persone con conoscenze superficiali. Tra la maestria e l’apparenza. Tra chi ha buon gusto e chi non ce l’ha».

Una tesi che va oltre la satira. Le risposte di qualsiasi sistema di IA, ha commentato Duranti in studio, riflettono i dati e i valori di chi l’ha progettato — gli stessi soggetti che controllano larga parte dell’informazione globale. La domanda che rimane aperta non è se le macchine siano utili, ma chi le governa, e a chi appartiene, alla fine, il pensiero.