Il debito pubblico francese si trova ormai in una zona critica, superando circa il 115% del PIL. Nonostante l’attenzione politica rivolta al futuro governatore della Banca di Francia, il tema della sostenibilità del debito è stato stranamente trascurato dal Parlamento. Il debito francese è quello che negli ultimi anni in Europa è cresciuto più di tutti, con deficit di bilancio che ormai sembrano fuori controllo. I mercati obbligazionari sono in allerta e segnalano tensioni crescenti, con tassi in rialzo che rendono il finanziamento statale della Francia sempre più oneroso.
Il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un allarme globale prevedendo che, senza ulteriori interventi, la media dei debiti europei raggiungerà il 130% del PIL entro il 2040. La Francia è attualmente su una traiettoria insostenibile, aggravata da una crescita economica debole e da un’inflazione che torna a farsi sentire. E come sapete, quando insieme si hanno l’inflazione e la mancanza di crescita, c’è una situazione paradossale che è la stagflazione.
L’era dei tassi bassi è finita
L’era dei tassi bassi è terminata e gli investitori stanno presentando il conto ai governi. L’approccio basato sul cosiddetto arrangiarsi come si può, adottato finora da diversi paesi, ha ormai raggiunto dei limiti strutturali. Il governo è chiamato quindi a redigere un bilancio serio per il 2027, evitando di ricorrere a semplici aggiustamenti o piccoli aumenti di imposte. I futuri candidati alla presidenza avranno questa spada del debito e non potranno sottrarsi a scelte coraggiose, dovendo optare tra tagli drastici alla spesa e riforme strutturali profonde — basta cambiare il termine riforme e mettere fregature per avere un’idea di che cosa l’Unione Europea impone agli Stati membri.
La regola del 3% l’ha inventata la Francia. Ora è la Francia a pagarne il prezzo
La stabilità finanziaria del paese dipenderà dalla capacità di abbandonare l’illusione politica a favore di decisioni concrete e urgenti, perché lo chiedono i mercati finanziari. Siamo in una situazione nella quale gli Stati non sono più liberi di fare quello che vogliono. E la cosa paradossale è che il famoso rapporto deficit-PIL del 3% — ironia della sorte — fu voluto e scelto proprio nei corridoi dei ministeri francesi agli inizi degli anni ’80: non ha alcun valore scientifico, venne scelto come un’indicazione di prassi dell’epoca. Paradossalmente, adesso è la Francia a farne le spese.









