Il senatore e avvocato Simone Pillon è intervenuto a Un Giorno Speciale su Radio Radio per commentare la notizia dei matrimoni all’IKEA, lanciata dal colosso svedese dell’arredamento pochi giorni fa. Il 27 giugno 2026 IKEA aprirà le porte di cinque propri store in Svezia — a Malmö, Linköping, Jönköping, Uddevalla e Karlstad — per consentire alle coppie di celebrare il rito civile del matrimonio all’interno dei punti vendita. L’iniziativa include un pranzo con menù estivo e un regalo di nozze consegnato direttamente agli sposi, con l’obiettivo dichiarato di rendere le cerimonie più accessibili e meno stressanti.
Per Pillon, tuttavia, la vicenda non si esaurisce in una curiosità di costume.
Ospite di Francesco Vergovich, Pillon ha inquadrato l’iniziativa svedese dentro una traiettoria culturale di lungo periodo. «Siamo nel coronamento di un percorso iniziato ormai 40-50 anni fa di decostruzione della famiglia naturale», ha dichiarato. «Non si sposa più nessuno. I pochi che si sposano vengono lasciati da soli se c’è una crisi. La famiglia è costantemente sotto attacco.»
Secondo Pillon, la strategia in atto non punta a eliminare apertamente l’istituto familiare, ma a relativizzarlo affiancandogli un numero crescente di alternative: «Prima c’era la famiglia e basta. Adesso ci appiccicano l’etichetta famiglia tradizionale, e accanto ci sono la famiglia arcobaleno, quella unipersonale, quella poliamorosa. Ciascuno di noi si trova al supermercato della famiglia, per cui vai e compri il prodotto che più ti piace.»
Matrimonio con reso
Il collegamento tra la notizia e la riflessione più ampia è esplicito nel ragionamento di Pillon: «Il compimento di questa strategia sono i matrimoni all’IKEA. Esattamente come quando vai e ti compri la ciotolina per la cucina, così vai là e ti compri il marito o la moglie. L’IKEA fa l’offerta a Natale: compri l’albero e se lo riporti entro 15 giorni ti danno 15 euro. Così faranno col marito: soddisfatto o rimborsato.»
Una provocazione retorica, la sua, per sottolineare quella che definisce una riduzione del matrimonio a «prodotto di consumo». «La famiglia è qualcosa che ciascuno di noi vive nelle proprie corde più profonde», ha aggiunto. «La mamma, il papà, la moglie, il marito, i figli. Davvero vogliamo ridurre tutto questo a uno store in cui scegliere il prodotto che più ci interessa?»
I tre pilastri della famiglia: mensa, intimità e comunità
Tra le usanze che stanno mancando, una è la mensa domestica: «Aspettarsi, avere la pazienza di aspettare tutti i componenti del nucleo familiare e poi mangiare insieme è un’occasione preziosa. Ogni giorno ci possa essere una condivisione: come è andata la giornata, cos’è accaduto, i figli che raccontano ai genitori e viceversa. La domenica, poi, recuperare la tradizione italiana di pranzare con i nonni cementa l’unione familiare in modo eccellente.»
Il secondo è il talamo coniugale, ovvero la cura dell’intimità di coppia: «Vengono nel mio studio persone che mi raccontano di non avere rapporti intimi da mesi, se non anni, con il marito o la moglie. La comunione dei corpi nella relazione familiare va custodita. Se è tanto tempo che non fate l’amore con vostra moglie o vostro marito, tornate a casa stasera e preparate una bella cenetta.»
Il terzo pilastro è la dimensione pubblica dell’amore: «Non chiudetevi nelle vostre case. Una coppia che si vuole bene ed educa i propri figli con armonia è un bene non solo per quella famiglia, ma per tutta la comunità. Basta vedere nelle classi i bambini che crescono in una famiglia che si vuole bene, come sono.»
«Puntiamo al meglio, senza giudizio»
Pillon ha concluso l’intervento rivendicando la propria prospettiva in termini personali oltre che culturali: «Lo dico da uomo felicemente sposato: quest’anno sono 24 anni di matrimonio, coronati da 3 figli. Crescere i figli è fatica, volere bene alla stessa persona tutti i giorni è fatica, ma ne vale la pena perché quello che torna è molto di più di quello che se ne va.»
Una chiusura che l’avvocato ha voluto accompagnare con una precisazione: «Senza nessun giudizio verso chi non ce la fa, verso chi soffre, verso chi si lascia. Ma puntiamo al meglio. Non offriamo ai nostri giovani il matrimonio all’IKEA. Offriamo loro un matrimonio per sempre, indissolubile, in cui la loro promessa possa essere sostenuta e aiutata.»










