A questo punto manca persino il tempo per polemizzare: tra un po’ in vista del derby non sarà più questione di giorni ma di ore, quindi le chiacchiere, come si diceva un tempo, “sta(ra)nno a zero”, come il rispetto per i diritti dei tifosi, per il loro tempo libero, per la loro organizzazione famigliare e quant’altro.

Inversamente proporzionale era invece il tempo del largo anticipo col quale era stata scelta la data della Finale maschile degli Internazionali di tennis, domenica 17 Maggio alle ore 17.

Ora arriva la notizia della collocazione di Roma – Lazio lunedì alle 20.30, senza lo spostamento delle gare di Milan, Juventus, Como e Napoli.

Avevano fatto riflettere, scelga il lettore se sorridendo o meno, le parole di Luigi De Siervo a “La politica nel pallone” su Radio Rai: ‘Cercando di tenere insieme, in un punto di equilibrio, tutte le esigenze, dall’ordine pubblico alla finale degli Internazionali di tennis fino alle esigenze di contemporaneità previste per le ultime due giornate di campionato, sono convinto che la soluzione delle 12.30 di domenica, che peraltro come detto riguarderà altre quattro partite, potrebbe contemplare l’interesse di tutti‘. In queste parole c’è un convitato di pietra, ovvero l’esigenza delle tv, che non viene nominata ma che certamente ha avuto anche stavolta il suo peso e la sua incidenza, enormemente superiori rispetto ai diritti del pubblico pagante.

Ogni tanto bisognerebbe pure ricordarsi che i tifosi di calcio, oltre a profondere una passione incondizionata e a comprare un “prodotto” a scatola chiusa, soprattutto se pensiamo a chi sottoscrive un abbonamento in estate, andrebbero pure considerati alla stregua di chi acquista i biglietti per i concerti o per il teatro (spesso spendendo meno rispetto a una partita di Serie A o addirittura di Serie B), che solitamente è trattato con maggiori accortezze.

L’aspetto più assurdo? Ora di sera si può giocare, come dovrebbe essere normale, mentre fino a ieri ancora una volta veniva dato per scontato e presentato come ineludibile, quasi ineluttabile, il concetto che in una Capitale europea come Roma il derby non possa essere disputato di sera per le famigerate “questioni di ordine pubblico”, motivazione che fa apparire la nostra città come una specie di polveriera che appena cala il sole finisce fuori controllo, come se fosse possibile pianificare un efficace servizio d’ordine soltanto entro l’imbrunire.

Per il resto, alla fine bisogna arrendersi esattamente come nelle precedenti occasioni, sempre in base a quel principio secondo il quale al pubblico degli stadi si può chiedere, o per meglio dire imporre, di tutto.