Ora è ufficiale: il Covid non è finito nel 2022

Ci risiamo, come era ampiamente prevedibile. È stato recentemente varato, a opera del governo, il nuovo piano pandemico che sarà operativo fino al 2029. Il governo di Giorgia Meloni, come i precedenti governi della sinistra fucsia neoliberale, si conferma così allineato al Nuovo Ordine Mondiale turbo-capitalistico.

All’interno del nuovo piano pandemico troviamo misure già ampiamente sperimentate ai tempi dell’emergenza del 2020, come il lavoro agile o le mascherine, giusto per menzionarne due particolarmente note a tutti. Si sbagliavano grandemente quanti ritenevano che tutto fosse terminato nel 2022.

L’emergenza permanente: dallo yo-yo pandemico al paradigma bio-securitario

Come volevasi dimostrare, l’emergenza non è affatto terminata. Ci troviamo soltanto in una lunga fase 2, in attesa di un ritorno — non si sa quando — alla fase 1. Nel mio libro Golpe Globale parlavo a questo riguardo di “emergenza del rocchetto” o dello “yo-yo”, alludendo al passaggio ininterrotto dalla fase 2 alla fase 1 che contraddistingue l’andamento dell’emergenza come nuovo metodo di governo neoliberale.

L’ordine tecnocapitalistico, come sottolineato tra gli altri da Giorgio Agamben, si contraddistingue anche per il fatto che normalizza lo stato d’eccezione: conosce sempre nuove emergenze che, senza soluzione di continuità, trapassano in sempre nuovi stati d’eccezione. Governare mediante l’emergenza potrebbe essere innalzata a massima del neoliberismo contemporaneo. Esso utilizza l’emergenza stessa come arte di governo delle cose e delle persone, facendo sì che ciò che è inaccettabile nella normalità divenga necessario e ineludibile nell’emergenza, dove i sudditi sono disposti letteralmente a tutto pur di fare salva la vita messa a repentaglio dall’emergenza stessa.

Come sapeva Baruch Spinoza, la paura è la passione triste che rende i cittadini passivi e disposti ad accettare di buon grado ogni tipo di misura proposta dall’alto in vista della salvezza. In ciò riposa l’essenza del paradigma bio-securitario: esso ci chiede senza tregua di barattare libertà e diritti in nome della sicurezza, messa a rischio dall’occorrere di sempre nuove emergenze — terroristiche o epidemiche, climatiche o finanziarie.

Capitalismo ed emergenza: la nuova normalità che non finisce mai

In sintesi, il sistema turbo-capitalistico produce le emergenze e insieme le utilizza in chiave governamentale per rinsaldare il proprio ordine e condurre la propria offensiva di classe dall’alto. Sotto questo profilo, l’emergenza non è un elemento imprevedibile e perturbatore di un ordine di per sé stabile: è invece l’essenza stessa del sistema neoliberale, in cui capitalismo ed emergenza si rovesciano dialetticamente l’uno nell’altro.

L’utilizzo governamentale dell’emergenza rende possibile per il sinedrio liberal-finanziario la sospensione delle normali procedure democratiche e la messa in mora dei diritti fondamentali, sequestrati in nome della messa in sicurezza del parco umano rispetto ai rischi dell’emergenza stessa. Il quid pro quo dell’emergenza come arte di governo sta anche nel fatto che le misure introdotte con l’emergenza si stabilizzano poi in nuova normalità e divengono parte integrante dell’ordine dominante — come è puntualmente accaduto.