Si scrive affitto, si legge schiavitù: “Così il potere vi incatena senza dirvelo” | Fabio Duranti

C’è un’idea che circola come un assioma: più concorrenza uguale prezzi più bassi, prezzi più bassi uguale benessere per tutti. È un’equazione che Fabio Duranti e Giorgio Bianchi, ai microfoni di Un Giorno Speciale, mettono sotto pressione fino a farla scricchiolare. Perché la concorrenza, quando diventa dumping, non abbassa i prezzi per il bene dei consumatori: li abbassa per fare fuori i piccoli, conquistare il monopolio e poi rialzarli.

Il meccanismo lo descrive Bianchi con chiarezza: il grande gruppo che ha una struttura alle spalle può permettersi di tenere i prezzi sotto costo per mesi, anni, finché la concorrenza locale non chiude i battenti. “Chi può permettersi di assumere gente a 800-900 euro al mese”, osserva Bianchi, “poi sono quelle persone che domani non hanno capacità di consumo, che hanno difficoltà a mettere su una famiglia.” La concorrenza a ribasso non è un vantaggio per il sistema: è un modo per svuotarlo dall’interno.

Due ristoranti, poi nessuno

Duranti traduce il ragionamento in un’immagine concreta. Due ristoranti uno di fronte all’altro: uno abbassa i prezzi, l’altro lo segue, entrambi abbassano la qualità. Poi arriva il franchise della grande distribuzione, con tutto pre-confezionato dalle macchine, prezzi ancora più bassi, e chiudono tutti e due. Alla fine resta solo il gruppo, che nel frattempo ha acquisito una posizione dominante e non ha più alcun incentivo a tenere i prezzi competitivi.

È la dinamica del liberismo assoluto applicato alla vita quotidiana. Non la concorrenza sana tra pari, ma la guerra di logoramento che i grandi vincono per definizione, non perché siano più bravi, ma perché possono permettersi di perdere più a lungo degli altri.

Le caserme per affitti

Dal commercio al mattone, il meccanismo non cambia. Duranti descrive quello che vede dalla finestra di casa, nel quartiere romano di Talenti: dove una volta c’erano villini e case di proprietà, oggi sorgono edifici enormi costruiti solo per affitto, centinaia di appartamenti pensati per generare rendita nei prossimi decenni. “Il potente, il ricco, non vuole le persone che hanno di proprietà la casa. Gliela vuole affittare. E garantire per sé e per i suoi figli una rendita futura senza fare nulla.”

È una trasformazione strutturale del rapporto tra cittadini e abitazione. La proprietà della casa, che per generazioni è stata il principale strumento di sicurezza economica delle famiglie italiane, viene progressivamente sostituita da un modello in cui si paga l’affitto per sempre, e la rendita si concentra in mani sempre più poche.

Da qui la rivalutazione, da parte di Duranti, di un provvedimento degli anni Settanta oggi quasi dimenticato: l’Equo Canone. Una legge che fissava per legge un tetto agli affitti, scoraggiava la speculazione immobiliare e incentivava l’acquisto rispetto alla locazione. “Non c’era questo business di oggi”, ricorda Duranti. Un sistema che oggi suonerebbe quasi rivoluzionario.

L’IVA che non esiste

C’è poi un terzo fronte, quello del commercio online, che Duranti affronta con una domanda semplice: come fa un prodotto ordinato la sera ad arrivare a casa il mattino dopo, spedito da un magazzino formalmente localizzato all’estero, senza che venga applicata l’IVA italiana?

La risposta è che non arriva dall’Uzbekistan. Arriva dal magazzino a due chilometri da casa. Ma la sede legale del venditore risulta altrove, e questo basta per aggirare l’obbligo fiscale. “Come cavolo ci ha fatto? Ha volato con un jet ipersonico?” È il paradosso di un sistema che insegue il barista col POS e lascia prosperare indisturbati i colossi dell’e-commerce che vendono in Italia senza contribuire al fisco italiano.

La proposta di Duranti è volutamente provocatoria: una tassa pesante sull’online per riequilibrare il campo di gioco e favorire il commercio locale. Bestemmiare, nel dibattito pubblico dominante, lo sa. Ma il punto è esattamente quello: alcune idee suonano eretiche solo perché il sistema attuale ha tutto l’interesse a farle sembrare tali.