Chi è l’Anticristo? | Con Massimo Cacciari e Luca Ciarrocca

Dal discorso a porte chiuse di Peter Thiel sull'Anticristo alla crisi dello Stato di diritto: Massimo Cacciari, Luca Ciarrocca e Olimpia Troili al Tartarughe Bar & Bottega per leggere il tempo che viviamo

Il 6 maggio scorso, al Tartarughe Bar & Bottega, si è tenuta una conferenza che difficilmente si dimentica. Titolo diretto, quasi provocatorio: “Chi è l’Anticristo?”.
Il pretesto, tutt’altro che pretestuoso, era il clamore suscitato dalle conferenze sull’Anticristo tenute dal miliardario Peter Thiel a porte chiuse a Roma nel marzo scorso.

Thiel e il dibattito riaperto

Thiel è a Roma per un ciclo di conferenze sull’Anticristo e l’Apocalisse: un seminario a porte chiuse, come tutti quelli che lo hanno preceduto, ricalcato sui quattro sermoni sull’Anticristo che John Henry Newman pronunciò negli anni Trenta dell’Ottocento. Thiel è noto ai più come fondatore di PayPal, ma è anche uno degli ideologi più influenti della destra statunitense, mentore del vicepresidente JD Vance.
Al Tartarughe, Olimpia Troili ha aperto la serata riconoscendo a Thiel un merito preciso: quello di aver riaperto un dibattito, di aver acceso un faro su una domanda antica che il presente rende improvvisamente urgente. Luca Ciarrocca — autore del libro L’anima nera della Silicon Valley. La vera storia di Peter Thiel (Fuori Scena, 2026) — ha inquadrato il personaggio senza sconti: un techno-oligarca con una visione dello Stato e della società in cui le masse, compreso il loro potere di eleggere i propri rappresentanti, rappresentano un ostacolo.

“Non era mai successo nella storia dell’umanità che un gruppo di persone avesse tanta forza economica e quindi la possibilità di realizzare i propri disegni”, ha detto Ciarrocca, sottolineando come figure come Trump, Netanyahu e i grandi miliardari tecnologici stiano cercando di ribaltare i capisaldi delle democrazie occidentali: multilateralismo, diritto internazionale, stato di diritto.

Cacciari: “Siamo già in un tempo apocalittico”

È stato Massimo Cacciari a dare alla serata la sua profondità più densa. Per il filosofo, le narrazioni di Thiel e di altri hanno almeno un’utilità: fanno capire che non siamo di fronte a una crisi ordinaria, riformabile, ma a una rottura radicale.
Tre le dimensioni che Cacciari ha indicato come strutturali e non congiunturali. La prima è la tecnica. Quella attuale, ha spiegato il filosofo, non è come le altre: “compie il grande salto che ci permette di manipolare il nostro patrimonio genetico, le biotecnologie, la nuova farmaceutica”. Un salto che Thiel stesso riconosce, non a caso citando la Nuova Atlantide di Bacone, in cui il potere politico e quello scientifico-tecnologico sono tutt’uno.

La seconda dimensione è la geopolitica. Il grande spazio imperiale americano è in una posizione difensiva, non di attacco, e copre con “megalomania e prepotenza” la propria fragilità. Il mondo si sta scombinando, le alleanze storiche si sgretolano, e l’Europa non è più l’alleato solido di un tempo. La terza, forse la più tagliente, è il diritto. “Quando un leader occidentale viene a dire che bisogna una legalità tiepida”, ha osservato Cacciari, “vuol dire che lo Stato di diritto, patrimonio dell’Occidente, è già in crisi”. Una crisi non annunciata, già in atto.

Il cuore filosofico e teologico della serata è stato il concetto di Katechon — la forza che frena, che contiene, che ritarda l’affermazione definitiva dell’Anticristo. Cacciari ha spiegato come nell’Apocalisse di Giovanni la storia si concluda con la vittoria del Signore, ma attraverso una tragica lotta in cui l’Anticristo arriva a dominare: “nel momento stesso in cui esplode la sua potenza e stravince, viene negato dalla potenza del Signore”. In questa lettura, il Katechon non è una forza esterna al male, ma una sua moderazione intrinseca: una dimensione politica che frena l’Anticristo dal bruciare troppo in fretta la propria potenza.
Che cosa è, allora, l’Anticristo per Thiel e per i suoi ambienti? Per Thiel l’avvento dell’Anticristo coincide con l’instaurarsi di un governo mondiale unificato, centralizzato e iper-regolamentato, e l’unica salvezza è il Katechon: un mondo frammentato di stati nazionalisti in cui l’accelerazione dell’innovazione tecnologica svolge un ruolo cruciale. La pace stessa diventa sospetta: Thiel insiste su un passaggio della Prima Lettera ai Tessalonicesi — “quando diranno pace e sicurezza, allora la rovina piomberà su di loro” — e la pace, nel suo discorso, diventa il segno di un ordine imposto, di una stabilità acquistata al prezzo della libertà.

Cacciari ha smontato e allo stesso tempo preso sul serio questa costruzione ideologica: “si capisce anche l’alleanza strategica con il Pentagono — siamo in un’economia di guerra, quindi nelle armi devi investire.”
Una grande messa in scena, forse, ma con una verità di fondo: “siamo in un momento di rottura radicale di equilibri, di stati, e in un periodo di questo genere il richiamo a grandi temi, grandi immagini, grandi simboli di carattere religioso ha un suo senso.”