Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV tiene banco da settimane. Tutto è iniziato già prima del conclave, quando Trump pubblicò sui social un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva vestito da papa — quasi uno Zio Sam vaticano. Dopo l’elezione, le tensioni si sono inasprite: il pontefice aveva definito “disumana” la politica americana sui migranti, poi si era fatto promotore di pace sulla guerra in Iran. La risposta di Trump è arrivata durissima: accuse dirette al Papa di non comprendere la linea sul nucleare iraniano, fino a definirlo un perdente e un ingrato, rivendicando addirittura di essere stato determinante nella sua elezione. Leone XIV ha risposto senza alzare i toni: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Parlo del Vangelo e quindi continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui, non sono un politico.” Per Andrea Cionci, giornalista e scrittore da anni studioso delle dinamiche vaticane, dietro le uscite apparentemente sconclusionate di Trump si nasconde una logica precisa.
La “madman theory”
“La madman theory è una tecnica politica — la teoria del pazzo — con cui dei capi di stato simulano la follia, ne parlava addirittura Machiavelli, per confondere gli avversari“, dice Cionci in diretta ai nostri microfoni. “Io non ho particolare simpatia per Trump, non lo vedo come il salvatore del mondo, ma certamente non è la narrativa da quattro soldi che viene ammannita di Trump impazzito. È uno che sta perseguendo i suoi scopi con una certa intelligenza comunicativa. Se ha potuto permettersi questi toni con Leone XIV è perché evidentemente sa che non è il papa. Il 55% degli elettori di Trump sono cattolici. A novembre ci sono le elezioni di medio termine: se Trump non recupera il favore dei cattolici entro novembre, rischia grosso. Rischia l’impeachment. Quindi è possibile che da qui a novembre avremo delle sorprese.“
Cionci va oltre, e legge persino nella celebre foto in vesti pontificie un messaggio cifrato rivolto ai cardinali: “Le sue dita sono atteggiate a 1 e 4. Seguendo gli ordinali dei pontefici, lui voleva un papa americano che si chiamasse Leone XIV o Innocenzo XIV. Ma ho scoperto che non si riferiva al nome pontificale: si riferiva al ‘Leo’. Anche in una delle sue ultime dichiarazioni contro Leone XIV, ha ricordato il cardinale Raymond Leo Burke, arcivescovo di Saint Louis. Quindi in quella foto stava dicendo che voleva sì un papa americano, ma che fosse Leo il cardinale Raymond Leo Burke. Dietro questa comunicazione apparentemente pazzoide filtrano messaggi molto precisi, che cardinali, vescovi e segreteria di Stato hanno capito subito.“
La conclusione è netta: “Trump non è pazzo. È un politico spregiudicato che sta perseguendo con grande intelligenza e astuzia mediatica i suoi obiettivi. Bisogna vedere se questi obiettivi possono coincidere con i nostri.”










