Il Bayern Monaco chiude senza sorprese il discorso qualificazione, travolgendo 4-1 l’Atalanta anche nel ritorno all’Allianz Arena e confermando la netta superiorità già emersa nel 6-1 dell’andata a Bergamo. In una sfida senza storia, i tedeschi dilagano nella ripresa dopo aver sbloccato il match nel primo tempo. Mentre la Dea prova invano a salvare l’onore ma finisce per crollare sotto i colpi dei bavaresi, incapace di opporre una reale resistenza.
Troppo Bayern per questa Atalanta già nel primo tempo
All’Allianz Arena il primo tempo si chiude con il Bayern Monaco già in vantaggio per sull’1-0. I tedeschi dominano a lungo il gioco ma trovano ma sbloccano il risultato solo su rigore. I bavaresi, infatti, partono subito molto forte e mettono sotto pressione l’Atalanta, creando diverse occasioni con Guerreiro, Pavlovic e Luis Díaz, mentre Sportiello è chiamato a più interventi decisivi.
L’episodio chiave arriva al 26’. Dopo un lungo check Var per un tocco di braccio di Scalvini, Kane si fa respingere il primo tentativo dal dischetto. Ma la parata viene annullata per posizione irregolare del portiere e, sulla ripetizione, l’inglese è glaciale e porta avanti i tedeschi. La Dea fatica a reagire ma nel finale sfiora clamorosamente il pareggio: su sviluppo da cross, Pasalic prova la deviazione ravvicinata trovando la straordinaria risposta di Urbig, che salva il risultato e manda le squadre al riposo con il Bayern in vantaggio.
Ennesima goleada: l’Atalanta lascia la Champions League svanendo tristemente come lacrime nella pioggia
Nel secondo tempo il copione non cambia, ma il risultato sì: il Bayern Monaco alza i ritmi e dilaga. Dopo una chance sprecata da Guerreiro, è Kane a firmare il 2-0 con una giocata da fuoriclasse, saltando due avversari e trovando il sette con l’esterno. Passano pochi minuti e arriva anche il 3-0, con Karl che finalizza una splendida azione corale avviata dallo stesso Kane e rifinita da Luis Díaz. L’Atalanta prova timidamente a reagire con Sulemana, Bellanova e Scamacca, ma sbatte sempre contro Urbig o contro i propri limiti. Nel finale, in contropiede, è ancora Luis Díaz a chiudere i conti con un delizioso cucchiaio che vale il 4-0.
Negli ultimi minuti Lazar Samardzic “addolcisce” leggermente il passivo siglando il gol della bandiera su un buono schema da calcio d’angolo, ma poco cambia. Il risultato finale certifica una figuraccia pesante per l’Atalanta, travolta con un complessivo 10-2 tra andata e ritorno. E riaccende inevitabilmente le riflessioni sul livello del calcio italiano in Europa. Al di là del valore dell’avversario, la Dea esce ridimensionata, incapace di competere a questi livelli e troppo fragile per reggere l’urto di una grande potenza come il Bayern.
Una serata amara che pesa non solo per Bergamo, ma per l’intero movimento italiano: che saluta la Champions League di questa stagione con un senso di impotenza e inutilità pari a quello di una lacrima fra la pioggia. Citando un capolavoro cinematografico come “Blade Runner”, e il suo futuro distopico. Forse non meno di quello del nostro calcio.










