Di Gregorio aveva già rimboccato la copertina allo 0 – 1 prima con una grande parata a terra con la mano sinistra aperta, poi neutralizzando un’incisione di Pellegrino nell’area piccola.
Trovare il raddoppio contro un avversario così vivo e in crescendo di reazione vale doppio quanto a importanza ma, in questo caso, l’episodio è anche doppiamente bello: al minuto 37 la transizione offensiva della Juventus sul lato destro vede Kalulu non solo come “accompagnatore” di Conceicao: il francese si mette in proprio con un’accelerazione fluida, guadagnando il fondo sulla destra dopo aver ricevuto palla da David; un’alzata di sopracciglio e il radar non si limita a individuare McKennie: ne prevede la coordinazione; il cross è come il giro di lancetta di un Eberhard, che non perde il millesimo
di secondo ma lo recapita sullo scarpino destro dello statunitense, già in caduta controllata, con lo sguardo che disegna una traiettoria e il piede che la incide verso il secondo palo.
Ci sono giocatori più redditizi del nome che portano e molto più importanti rispetto al numero dei titoli e dei commenti che generano: McKennie è uno di questi, perché appartiene alla categoria di quelli sui quali si sa a prescindere di poter contare e forse, proprio per questi, a volte li si dà per scontati.










