Il caso Jeffrey Epstein torna al centro del dibattito pubblico. Giorgio Bianchi insieme al giornalista Roberto Vivaldelli analizzano la questione in diretta. Un’inchiesta che non riguarda soltanto abusi e traffici sessuali ma chiama in causa il funzionamento stesso del potere globale, i rapporti tra élite politiche, finanziarie e apparati di intelligence.
Oltre la cronaca giudiziaria
Il caso Epstein vira in una dimensione che va oltre la cronaca giudiziaria. Infatti, un uomo che, partendo da un ruolo apparentemente marginale – insegnante di matematica alla Dalton School di New York negli anni Settanta – arriva nel giro di pochi anni a possedere jet privati, un’isola nei Caraibi e la più grande residenza privata di Manhattan. Una traiettoria economica e sociale che, ancora oggi, non ha trovato una spiegazione convincente.
Il fatto coinvolge (direttamente o indirettamente) numerosi nomi di primo piano della politica, dell’economia e della cultura internazionale. Personalità che, pur non automaticamente responsabili di reati, testimoniano l’ampiezza delle relazioni costruite da Epstein all’interno dei livelli più alti del potere globale.
Indagini superficiali
Attraverso le parole di Tucker Carlson, ex volto di Fox News, il dibattito si sposta dagli aspetti più scandalistici del caso a una questione ritenuta centrale: per chi lavorava realmente Jeffrey Epstein? Carlson sottolinea come l’assenza di indagini approfondite sull’origine della sua ricchezza e sulle protezioni di cui ha goduto nel tempo lasci aperta l’ipotesi di un legame con apparati di intelligence stranieri.
È a partire da questa cornice che Bianchi e Vivaldelli traggono una conclusione prudente ma critica: il rischio concreto è che il caso non produca reali conseguenze per i livelli più alti del potere, limitandosi a poche responsabilità individuali e lasciando irrisolte le questioni sistemiche che la vicenda continua a sollevare.










