“ICE: un esperimento tecnologico già provato in Palestina”

All’indomani dell’11 settembre, negli Stati Uniti venne istituito il Patriot Act, una legge che di fatto abolì completamente la privacy. Il provvedimento concedeva alle agenzie federali la libertà totale di indagare qualsiasi cittadino statunitense nel caso in cui vi fosse anche solo il sospetto di terrorismo. In altre parole, si era terroristi fino a prova contraria.

Questo contesto ha dato il via a due processi fondamentali. Da un lato, lo sviluppo dei social network, che si sono trasformati progressivamente in strumenti di profilazione di massa. Dall’altro, la crescita di aziende specializzate nell’analisi dei dati e nella sorveglianza, come Palantir Technologies, fondata da Peter Thiel, grande finanziatore di Donald Trump. Palantir è diventata, di fatto, una succursale delle agenzie di intelligence statunitensi.

Ma cosa fa concretamente Palantir?
L’azienda sviluppa software che supportano le agenzie di spionaggio, in particolare la NSA, che dispone di uno strumento potentissimo chiamato X-Keyscore. Palantir ha sviluppato un sistema di supporto, X-Keyscore Helper, pensato per lavorare su quell’enorme flusso di informazioni.

X-Keyscore è in grado di filtrare qualsiasi tipo di informazione che circola sul web, producendo una mole di dati immensa. Palantir ha creato software che consentono di cercare in modo mirato all’interno di questa massa sterminata di dati. In questo modo, un singolo analista può svolgere il lavoro che prima richiedeva un intero team, in una frazione del tempo.

Il legame tra Palantir e ICE è diretto. ICE si avvale delle tecnologie di Palantir, in particolare del software Falcon, che permette, attraverso i dati telefonici, di localizzare i migranti irregolari sul territorio nazionale. Ancora una volta, questo avviene abolendo completamente la privacy.

Ma non è tutto. Oggi le autorità stanno tracciando anche tutte le persone che filmano gli eventi. Queste persone, secondo la stessa definizione utilizzata da ICE, vengono classificate come “terroristi interni”. In sostanza, chi filma diventa un terrorista interno.

Il meccanismo è sempre lo stesso: si parte da un’emergenza — prima il terrorismo, poi l’immigrazione — ma il risultato finale non cambia mai.
Si tratta di aumentare il potere delle agenzie di spionaggio, incrementarne i fondi, estendere il tracciamento della popolazione e sperimentare sul campo nuove tecnologie di controllo.

Tecnologie che, non a caso, sono state testate anche in Palestina. In particolare, durante le operazioni che hanno colpito numerosi giornalisti, sono stati utilizzati software sviluppati da Palantir come “Where’s Daddy?” e “Lavender”. Questi sistemi servivano a individuare soggetti classificati come terroristi, che in molti casi erano giornalisti, soprattutto quando si trovavano all’interno delle proprie abitazioni.

Il funzionamento era semplice e brutale: quando il padre tornava a casa, veniva individuato dal sistema; a quel punto arrivava il drone o l’attacco aereo, e l’intero palazzo veniva colpito, perché all’interno si trovava quello che veniva considerato il bersaglio.

Nel video l’intervento del reporter Giorgio Bianchi a Un Giorno Speciale.