Gas: “Altro che guerra”, la verità sulla trappola USA nelle nostre bollette

Negli ultimi anni ci hanno ripetuto che l’aumento delle bollette energetiche fosse una conseguenza inevitabile della guerra in Ucraina. Una spiegazione semplice, rassicurante, ma che non regge fino in fondo se si guardano i dati.
Perché il prezzo del gas in Europa ha iniziato a salire ben prima del 24 febbraio 2022. E perché alcune scelte fondamentali sul mercato energetico europeo sono state prese molto prima dello scoppio del conflitto.

In questo intervento Demostenes Floros, responsabile energia del Centro Europa Ricerche analizza cosa è davvero cambiato nel sistema di approvvigionamento del gas, quali decisioni politiche sono state adottate a Bruxelles, e perché Paesi come l’Italia — fortemente dipendenti dall’energia importata — stanno pagando un prezzo più alto di altri.
Un’analisi basata sui numeri, sui contratti e sulle responsabilità, per capire se davvero la guerra spiega tutto, o se dietro il caro bollette ci sia molto di più.

Corruzione in Ucraina? Ora provano a ribaltare il banco ▷ "Ma Zelensky sta ufficialmente scricchiolando"
Corruzione in Ucraina? Ora provano a ribaltare il banco ▷ “Ma Zelensky sta ufficialmente scricchiolando”

«Voler imporre la transizione energetica in tempi così stretti ci ha portato alla situazione attuale, ossia alla necessità di dover purtroppo fare dei passi indietro, perché il nostro sistema industriale sta andando incontro a un processo di deindustrializzazione che, a mio avviso, è particolarmente grave per l’intera Unione Europea e, in modo specifico, per il nostro Paese, l’Italia.

Infatti, a Bruxelles troppo spesso ci si è dati obiettivi con orizzonti temporali tali per cui, in pochi anni, avremmo dovuto compiere un passo immenso, considerando che i dati ci dicono come le fonti fossili soddisfino ancora oggi oltre l’80% dei consumi mondiali. Si è pensato, in modo sciocco, di poter compiere questo salto in un lasso di tempo estremamente breve, senza tener conto dei costi straordinariamente elevati che esso comporta. Costi che stanno pagando sia il fattore capitale, come ricordava il professore poco fa, sia il fattore lavoro, con tutte le conseguenze del caso.

Non da ultimo, ed è stato correttamente ricordato in precedenza, l’impressione — ed è più che un’impressione — è che lo stesso utilizzo del petrolio, o meglio il suo picco a livello mondiale, che alcune compagnie energetiche occidentali, a partire da British Petroleum, così come enti internazionali come l’International Energy Agency, avevano previsto entro il 2030, oggi venga profondamente rivisto. Oggi si dice chiaramente: non siamo prossimi al picco petrolifero, avremo bisogno di petrolio ancora per molti anni, se non per decenni. È evidente che tutto ciò pone problemi economici tutt’altro che marginali.»

“Ci rimettiamo più di tutti”

«Per essere precisi, la dipendenza energetica dell’Unione Europea è attorno al 60% dei consumi. Per quanto riguarda il nostro Paese, purtroppo, questa percentuale sale fino ad arrivare a circa l’80%, un dato rimasto sostanzialmente costante nell’ultimo decennio. Esiste un solo Paese a capitalismo avanzato con una dipendenza superiore alla nostra, ed è il Giappone, che si attesta attorno al 90%.

Questo ci dice che, per Paesi come il nostro, caratterizzati da una così forte dipendenza energetica dall’estero, la situazione diventa ancora più gravosa. E, se mi permettete, emerge una vera e propria contraddizione osservando il paniere energetico italiano. L’Italia utilizza in larga misura il gas naturale, grazie anche all’intuizione di Enrico Mattei, ma proprio il gas naturale — che è la fonte fossile meno climalterante — è quello che ha registrato il maggiore incremento di prezzo dal 2021 in poi.

Di conseguenza, un paniere energetico come quello italiano, che era maggiormente orientato alla transizione energetica rispetto ad altre economie avanzate, è paradossalmente quello che ha pagato la bolletta energetica più alta, mettendoci in seria difficoltà. Una contraddizione che è esplosa e continua a esplodere davanti a tutti noi.

I dati sono chiari, i numeri hanno la testa dura. Noi abbiamo cambiato fornitore, anche — ma non solo — in virtù di quanto sta accadendo in Ucraina, e il gas naturale che oggi acquistiamo dagli Stati Uniti d’America, oltre a essere prodotto con un processo estremamente inquinante come il fracking, lo paghiamo a un prezzo più elevato.

Tuttavia, mi preme evidenziare un aspetto che negli ultimi tre anni, o più precisamente dal 24 febbraio 2022 in poi, è stato quasi sempre omesso per evidenti ragioni politiche: la vera causa dell’incremento del prezzo del gas naturale nel mercato regionale europeo. Senza entrare in aspetti tecnici, va sottolineato come il cambiamento nelle modalità di acquisto del gas naturale sia stato probabilmente la causa principale dell’aumento dei prezzi in Europa.»

Due domande fondamentali

«Questo ci pone due interrogativi: non solo quando il prezzo del gas naturale ha iniziato ad aumentare — ossia a marzo 2021 e non a febbraio 2022 — ma anche chi abbia chiesto il cambiamento di questi contratti e chi vi si sia opposto. Ebbene, e sono curioso di sapere chi abbia il coraggio di smentire questa affermazione, siamo stati noi occidentali — Unione Europea, Bruxelles, e anche le compagnie energetiche dei nostri Paesi — a chiedere l’abbandono dei vecchi contratti per passare a nuove modalità di acquisto.

Senza entrare nello specifico, mi limito a ricordare che i vecchi contratti, i cosiddetti take or pay oil-linked, prevedevano un prezzo del gas naturale ancorato a quello del petrolio. Questi contratti erano stati richiesti e ottenuti dai Paesi consumatori dell’Europa occidentale dall’allora Unione Sovietica alla fine degli anni Settanta, dopo la seconda crisi petrolifera. Sono sempre stati rispettati da entrambe le parti e hanno funzionato molto bene, garantendo prezzi bassi, stabili e forniture continue.

Successivamente, forse anche su suggerimento proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico, ci è stato chiesto di cambiare questi contratti. Le nuove modalità di acquisto, senza entrare nei dettagli tecnici, hanno contribuito in modo significativo all’incremento dei prezzi che oggi gravano sulle nostre imprese e sulle bollette delle famiglie.»