Si comincia con l’intenzione di commentare la partita del Milan a Cagliari e alla fine del primo tempo ci si ritrova ad apprezzare la partita che il Cagliari sta disputando contro i rossoneri: per tempi di gioco, intensità, ordine tattico. È già un giudizio, per quanto parziale, figlio dello scarto tra i valori sulla carta e quelli espressi sul campo. O non espressi, diremmo se dovessimo basarci sulla fatica che il Milan ha fatto nei primi 45′ per quanto riguarda la produzione offensiva.
Il calcio è tanto composto da contenuti quanto deciso dagli episodi, anche se l’inizio del secondo tempo fa registrare, negli attacchi del Milan, una variazione dei primi che porta, di conseguenza, alla produzione dei secondi, come in occasione del vantaggio firmato da Leão con un sinistro secco e teso e suggerito da Rabiot. Non lo meriterebbe il Cagliari ordinato del primo tempo, ma è stata apprezzabile la transizione offensiva per mezzo della quale se lo è procurato il Milan.

Più o meno quando proprio il portoghese autore del vantaggio milanista lascia il posto al nuovo arrivato Füllkrug, ricomincia la spinta del Cagliari. Il Milan però la contiene, con Modric che funge da sestante, agendo su un chilometraggio congeniale, e grazie a un Rabiot che in varie porzioni di campo offre ricamo e sostanza.
Il finale di gara vede innalzarsi la soglia di fluidità del palleggio milanista, con un attacco ulteriormente diversificato con l’arrivo di Pulisic e una comprensibile flessione cagliaritana. Fullkrug si fa apprezzare per come agisce in appoggio sul fronte offensivo, Saelemaekers congela palla e tempi di gioco residui.
Con una gara da recuperare, il Milan si issa temporaneamente in vetta, aspettando le altre, dopo essere riuscito a farsi bastare un acuto di Leão, con la prospettiva di una ventura primavera scandita solo dagli orari dei voli nazionali.
Paolo Marcacci










