L’uscita del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, durante Atreju dell’11 dicembre ha innescato una polemica che va oltre il merito della riforma di medicina. La contestazione di alcuni studenti sul semestre filtro e la risposta della ministra hanno aperto una questione eminentemente comunicativa. A leggerla in questi termini è Patrick Facciolo, analista della comunicazione, intervenuto ai microfoni di Un Giorno Speciale.

Il contesto mancato

Secondo Facciolo, l’errore principale è stato non leggere correttamente il contesto. “È un’uscita veramente terrificante dal punto di vista comunicativo per più ragioni. La prima è che la ministra Bernini non ha capito il contesto di quella situazione lì”. La differenza con i precedenti evocati dalla ministra è netta: “Berlusconi rispondeva a gruppi organizzati che se la prendevano con lui come persona, mentre nel caso di Bernini erano pochi studenti che manifestavano nel merito della questione del semestre”. Per Facciolo non si trattava di un attacco personale: “Urlavano ‘perdiamo un anno’, non c’erano pipeti contro di lei”.

La sproporzione della risposta

Anche prescindendo dal merito delle rivendicazioni, la reazione viene giudicata sproporzionata. “Possiamo essere d’accordo o non d’accordo con questi studenti, ma la reazione è stata totalmente spropositata e inadeguata”. A pesare, soprattutto, è il lessico: “Ha detto una cosa del tipo ‘siete inutili’”. Un passaggio che, per Facciolo, assume una gravità specifica per il ruolo istituzionale: “È molto grave da parte di un ministro utilizzare il concetto di inutilità rispetto allo studente, che è il depositario ultimo delle politiche pubbliche di un ministro all’università”.

La frase pronta nel cassetto

Facciolo individua poi un elemento tecnico che aggrava lo scivolone: i tempi di reazione. “Se ci fate caso, Bernini ha reagito immediatamente, senza nemmeno pensare a un’ipotesi di reazione”. Da qui il sospetto di una risposta preconfezionata: “Mi fa pensare al fatto che fosse pronta nel cassetto questa risposta qui”. Una strategia che diventa rischiosa quando prescinde dal contesto: “Avere una risposta pronta senza comprendere il contesto in cui ti trovi ti porta a fare degli scivoloni di comunicazione gravissimi”.

Potere, percezione e silenzi politici

La dinamica di potere completa il quadro. “Se una persona potente non si rende conto di quanto sia importante bilanciare le energie nella reazione rispetto a due studenti di 19-20 anni, questa cosa fa parteggiare praticamente quasi tutti verso gli studenti”. In termini semiotici, osserva Facciolo, “sono gli indifesi attaccati dal potente”. Anche il mancato intervento di Giorgia Meloni viene letto in questa chiave: “Meloni non se l’ha difesa, perché quando i ministri fanno scivoloni li lascia scivolare, tutela il proprio profilo e non quello dei ministri”. Una distanza che, nel caso di Bernini, appare ancora più evidente: “A maggior ragione un ministro di Forza Italia non è sotto la sua filiera politica”.