Assange lo disse nel 2011 ▷ “Le guerre sono il risultato di bugie dei media: i popoli vanno ingannati”

Per Julian Assange è qualcosa che dà speranza. Ed è qualcosa che dovrebbe essere naturalmente chiaro a tutti: i media spingono le guerre. Era lampante anche durante la prima guerra mondiale, quando ad un certo punto del sanguinosissimo conflitto quell’orgoglio patriottico che li aveva indirizzati, venne meno per l’atrocità vissuta sulla pelle. E fu necessario l’intervento, oltre che di punizioni, di una narrazione ad hoc per far tornare ai soldati la “voglia” di tornare a combattere. Anche tramite “fake news” come quella del soldato crocifisso dai tedeschi, una notizia data per certa (e invece era infondata). Ma la volontà, pura e senza convinzioni, di fare la guerra per i popoli non esiste. Nel 2011 lo aveva espresso bene Assange, il whistleblower più famoso al mondo, tormentato dagli USA e alla fine liberato.

La lezione di Assange

Una delle cose che mi danno speranza è che quasi tutte le guerre scoppiate negli ultimi 50 anni sono state il risultato di menzogne diffuse dai media“, disse Assange in un’intervista a Russia Today. “I media avrebbero potuto impedirle se avessero approfondito abbastanza. Se non avessero ripreso la propaganda del governo, avrebbero potuto impedirle. Ma cosa significa questo? Beh, significa fondamentalmente che al popolo non piace la guerra e che deve essere ingannato per entrare in guerra. Le popolazioni non entrano in guerra volontariamente e con gli occhi aperti“. Come si guarisce? “Se abbiamo un buon ambiente mediatico, avremo anche un ambiente pacifico“. Un auspicio super ottimista, forse quasi utopico quello di Assange, ma da riproporre nel contesto bellico di oggi.